Una volta c’era

Sotto casa di Arpino ci andammo a mezzogiorno. Una donna uscì trafelata dalla scuola, ma quando ci vide si fermò. Si allungò oltre le staccionate divelte, cominciò a raccontare sullo sfondo di molli immondizie. L’epopea del capitalismo illuminato le era rimasta sulla pelle, sin da quando – bambina – nel villaggio Leumann era nata e cresciuta. I due corpi di case costruiti ai lati del cotonificio, le bealere che separavano l’abitato dai campi. Una chiesa cattolica dall’architettura protestante, un teatro sottoposto a benevola censura. E uno spaccio in cui consumare una moneta a circolazione interna. L’innovazione sociale. Una volta c’era.