Sotto l’Arsenale

Sotto l’Arsenale. Ci fermammo infreddoliti. Mentre lei si poggiava a me, io cercavo di ricordare cosa sapessi di Carlo Emanuele III. Mi venne di chiedermi perché, nella città in cui ero nato, la presenza dei militari fosse imponente e nascosta. Era come se Torino volesse dirmi che la bellezza più altera dovesse restarmi segreta. Accarezzammo le pareti dell’edificio, i piedi galleggiavano sul ghiaccio. La quiete borghese della notte tradiva le ferite aperte dalle artiglierie. Lì, sotto le armi che davano nome alla via, ci rincorremmo senza guardarci. Ogni passo era una pietra lunga e imbrunita. Un brivido mi corresse, respirai.