Scontro di civiltà

Scontro di civiltà. Non c’è spazio per i negri nella città che loro vorrebbero. Immaginano una Torino che non c’è più, fatta di piemontesi imbruttiti dalla vecchiaia. Uomini egoisti che discutono sulla panchina, donne sole che corrono in chiesa nel freddo del mattino. L’ordine, la quiete del pensiero unico: il piacere vizioso del conformismo. Una città in cui si parla il dialetto, e in cui è facile additare qualcuno come ‘napuli’. Gli immigrati meridionali, per loro, sono animali addomesticati. Preziosi alleati, cani da scagliare rabbiosi contro i maghrebini, più razzisti dei razzisti perché si erano emancipati dall’emarginazione. E ora sprofondano.

Scontro di civilità

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