Correvo nottetempo

Correvo nottetempo. Attraversavo filari insidiosi di viti arrugginite. Avevo nella mente il volto di un ceffo rossastro. Si era gonfiato di caramelle per un paio d’anni. Ora il suo grasso strabordava dalla camicia e ci carezzava quando sedevamo. Era amico di tizio, parente di caio. Ciò lo faceva assai fiero di sé. Eppure una lunga disperazione lo coglieva: veniva escluso dal tavolo dei potenti. Era come se gli dicessero che formalmente era importante, ma nella sostanza non contava nulla. Del resto, era proprio così. Si nutriva dell’inevitabile vendetta che fa di un figlio di mamma un essere solo e vinto.

Correvo nottetempo

->Non voglio l’inverno<-