Posts Tagged ‘Via Garibaldi’

La tirannide torna

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La tirannide torna. S’annida nel grigiore arso del quotidiano. Ti ripiomba violenta in passate conseutudini. Nasconde la gente nelle case, si fa megafono che ride sarcastico su crepati marciapiedi. Chiude anticipatamente le stagioni, impone un inverno nel mezzo dell’estate. Indossa la convenzione dell’uniforme. Urla derelitta, senza poterti riconquistare del tutto. E tu resti lì, ebete di fronte ad una madre che violenta suo figlio. Speri in una pietà che le è sconosciuta. Sai che vincerai la guerra, ma di combattere una sola battaglia non hai voglia. Questa volta non ti ucciderà, farà di te un uomo più forte. Inutile consolarsi.

La tirannide torna

->Ci salveranno le nuvole<-


La psicologia del gelato?

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La psicologia del gelato? Sostiene che se una persona entra in gelateria e si sofferma davanti al bancone per scegliere i gusti, consciamente o inconsciamente finirà per farsi condizionare dal cliente precedente. Ciò afferma perlomeno la mia gelataia. A quanto dice, le capita spesso di inanellare tre o quattro gelati identici, l’uno di seguito all’altro. Allora non illudetevi, se siete sicuri di aver scelto un abbinamento fra yogurt con miele e pistacchio, probabilmente non vi siete accorti che – mentre sceglievate – la persona davanti a voi si era appena fatta servire la stessa combinazione di palle. Golose debolezze del libero arbitrio.

La psicologia del gelato

->La teoria del gelato<-


Cio che fai non serve

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Non hai coraggio d’ammetterlo. Cosa? Che non ti piace, ciò che fai non ti piace. Ma che dici? Ho studiato per questo. Sì, tu hai studiato; ma per fare la bella vita. Ora cosa ti tocca fare? E che avrei dovuto fare? Leccare il culo per guadagnare qualche euro in più? Ma no, avresti dovuto liberare la tua creatività, essere te stesso senza preoccuparti di sopravvivere. Oggi, ne saresti felice. Io? Oggi sarei un fallito, vuoi dire. E non è il caso che tu lo sia già? Guardati bene dentro. Ciò che fai non serve. E’ questo, il vero fallimento.


No, fottiti

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Che poi no, non cominciamo eh? Io ho soltanto detto che tutto questo tepore silenzioso ci addormenta. E no, caro il mio pezzente: tu stai insinuando che qui non si faccia nulla. E’ per questo che mi dai del pezzente. Be’, no… certo, ma tu non rispetti la mia indipendenza. L’indipendenza ce la si conquista con l’autorevolezza. E perché, tu ti illudi ancora che l’autorevolezza esista? Ma fammi il piacere, sei uno stupido. La grandezza degli stupidi è illudersi di essere degli eroi. E tu credi di esserlo? Per me resti un eroe del cazzo. Con decenza parlando? No, fottiti.


Sai, siamo assicurati

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Ci bloccarono di fronte, ma doveva essere un po’ che ci seguivano. Avevamo tredici anni, credo sembrassimo molto sprovveduti. La siringa ce la mostrarono sporgere fuori da una tasca. La strada era un affollato sabato pomeriggio. Eppure noi li seguimmo, ipnotizzati. Gli demmo tutto ciò che avevamo. Poche lire, credo non più di cinquantamila. Tremammo a lungo, fino a quando non sopraggiunsero i genitori di Alfredo. Quel giro in centro finì in una stazione dei Carabinieri, nella periferia. Lì osservai la seconda rapina. La madre di Alfredo lo costrinse a denunciare il furto immaginario di un orologio. Sai, siamo assicurati.

Torino - Caserma Cernaia

->Torino, Caserma Cernaia – Ore 8 a.m.<-


Al resto pensa la retorica

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La tirannide non nasce nelle stanze della politica. E’ nei nostri comportamenti acquiescienti. Cresce tutte le volte in cui diciamo sì senza essere d’accordo, rinunciando a sanzionare comportamenti che non condividiamo moralmente. Di questa debolezza, gli Italiani sono professionisti. A tutto troverebbero una scusa, soprattutto se si tratta di difendere un fuorilegge. L’arrendevolezza con cui gratificano i potenti affonda in secoli di dominazione straniera: da quando sono liberi non hanno fatto altro che cercare un dittatore. Al resto pensa la retorica. Gli Italiani brava gente, la grandezza di Roma e il cuore di mamma. Poco importa, se la Patria muore.


Eravamo cinque

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Gli studenti sfilavano fra nasi rossi e arnesi di cartone. Il sole abbagliava una foglia d’insalata. Un marocchino ci lusingava invano. Eravamo cinque. ognuno chiuso in un cammino spezzato. Berto sarebbe rimasto senza lavoro. Era sempre parso il più sicuro, ma nascondeva una mite debolezza. Ora rifiutava l’inevitabile. Diceva che non avrebbe cercato. Mentiva, provava vergogna. La sua era la rabbia di mille. Lo guardammo consapevoli dell’abisso. Eravamo una generazione buttata via. Pensandoci ritornammo esausti al nostro stallo. Gli occhi si posarono su inconsapevoli parassiti. Valevano meno della metà e guadagnavano più del triplo. Godevano, finché la vacca aveva latte.

Viva i lavoratori (del mare). #primomaggio

Viva i lavoratori (del mare)