Posts Tagged ‘Salvatore D’Agostino’

Io sto con Tonelli

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“In un blog civico la città non assomiglia ad altre città” dice Salvatore D’Agostino. Probabilmente, è proprio per questo motivo che Massimiliano Tonelli – autore di cartellopoli.net – è stato condannato in primo grado a nove mesi di reclusione. Poiché denunciava gli abusi pubblicitari nella città di Roma, un blogger è stato ritenuto colpevole di istigazione a delinquere. E’ come accusare un radiologo di procurare tumori. Credo sia venuto il momento, per i blogger italiani, di costituire un fondo di solidarietà per difendersi collettivamente. La libertà di espressione non è un bene negoziabile. Non dobbiamo farci intimidire. Io sto con Tonelli.


Il futuro si scrive

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Io non so se i weblog monoautore stiano morendo, come sostiene Arturo Robertazzi. Rileggendo Salvatore D’Agostino, resto affezionato all’idea del blog come vero ‘tavolo di lavoro’: un luogo in cui nascono progetti che poi crescono altrove, magari proprio in spazi web multiautore. Credo che Arturo colga un passaggio di fase importante e assolutamente non scontato. La mia ipotesi è che l’ideologia della disintermediazione mostri tutti i suoi limiti: da che mondo è mondo, chi disintermedia individualmente finisce poi per costruire o favorire la nascita di nuove forme collettive di intermediazione. E’ il passaggio quello che conta. Il futuro si scrive.


Camminare

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“I nostri veri nomi oggi sono i soprannomi. Conoscevo un ragazzo che per la sua forza straordinaria veniva chiamato ‘Buster’ dagli amici, e il soprannome aveva giustamente sostituito il nome di battesimo. Alcuni viaggiatori raccontano che agli Indiani non veniva imposto un nome alla nascita, ma che dovevano guadagnarselo, e ad esso era strettamente legata la loro reputazione; e, in alcune tribù, conquistavano un nuovo nome ad ogni nuova impresa” (Henry David Thoreau). Con poche parole, @rem mi ha riportato al senso della scrittura. L’unico auspicio che posso fare, per i giorni e i mesi a seguire, è questo. Camminare.


Mediterraneo interiore

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Mediterraneo interiore. Ad alcuni potrà apparire ingenua, questa riflessione di Franco Arminio. Eppure, l’idea che nell’Appennino l’Italia nasconda il futuro conserva un fascino profondo e discreto. Un giorno forse dovremo abbandonare le coste. Se accadrà non sarà un nuovo Medio Evo, ma un ritorno al possibile. Del resto, poche centinaia di anni fa le strade costiere erano impraticabili per la malaria e le incursioni dei saraceni. I traffici correvano lungo il centro della penisola, e i luoghi che oggi consideriamo minori rappresentavano il cuore vitale dell’economia italiana. Sarà questa l’ultima risorsa? L’estrema occasione di un popolo che non guarda avanti.


Risvegliarsi scarnificando

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Risvegliarsi scarnificando. Wilfing Archittettura è tornato. Riparte dall’essenza del web-log: prendere nota in una pagina web per comunicare con gli altri. Un lavoro minimalista, che assume maggiore significato proprio perché si svolge in un luogo densamente ricco di contenuto. Salvatore D’Agostino è pronto a infondere la sua creatività su Twitter, tanto da inventare nuovi acronimi: DIA (diafasia) per ciò che merita davvero d’esser letto; DEF (definitivo) per ironizzare su ciò che il canone della stampa adora inutilmente; e M! (sì, sicilianamente) per ciò che sorprende. Poi, per chi fosse curioso del suo nume tutelare, ecco le gesta di Lebbeus Woods.


Ricostruire il decostruito

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Ricostruire il decostruito. La mucca di Floyce di Antonio Prenna mi riporta nell’intima profondità della quisfera. Accarezza il corpo delle cose. Ristabilisce un legame fra un cesto di celluloide e le ginocchia dei vecchi. Colma uno dei nodi di un viaggio immaginario nel ventre del Paese. Vivificando Ezra Pound mi riconduce a Pier Paolo Pasolini. Il frammento prevale sul corpo. La memoria non è razionale, fluisce scavando nei sensi di colpa. Succhia le budella, scarnifica i nessi causali. Sventra la mia estetica borghese. Consegna membra immemori ad una riva ipocrita. E mi restituisce una vena di sangue, che s’era seccata.

->Antonio Prenna – La mucca di Floyce (1993)<-


E’ il corpodellecose

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Sotto la dittatura della visione, è pochissimo ciò che riusciamo a trattenere con le parole. L’entropia vince, si srotola lungo le statali desolate di cui narra Francesco Minervino. Eppure una materia identitaria resta. E’ una scoria residuale. La consistenza che non scende nel gorgo del tubo catodico. E’ il corpodellecose. Non meraviglia che la riflessione si solidifichi in un dialogo fra due architetti, Luciano Marabello e Salvatore D’Agostino. L’introspezione finisce inevitabilmente per intrecciarsi al destino della polis; senza  citarlo, riproducono il dilemma pasoliniano. Sì, scrivere è fare autopsia: liberare dentro lo spazio che si è saturato fuori.

->Italo Calvino – L’introspezione<-