Posts Tagged ‘Pier Paolo Pasolini’

Tacciandolo di passatismo

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La meglio gioventù era un manipolo di ragazzi. Contadini friulani che si ubriacavano alle feste di paese e finivano ebbri a pisciare nel Tagliamento. Non è tanto nella ricerca di un passato arcaico e felice che va letta la critica severa di Pier Paolo Pasolini all’industrializzazione del dopoguerra. Ciò che conta è la negazione del progresso imposta da uno sviluppo feroce. Le masse sfruttate del Friuli sono le stesse della Firenze di Vasco Pratolini. Le loro angosce, le stesse dei Valsusini che oggi si oppongono all’alta velocità. In nome di un progresso che nessuno prenderà in considerazione. Tacciandolo di passatismo.

Pier Paolo Pasolini, La meglio gioventù

->Il Vangelo secondo Matteo<-


Un po’ surrealmente

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Un po’ surrealmente. La rabbia di Pier Paolo Pasolini si conclude con German Titov che incontra Nikita Kruschev sulla piazza Rossa. E omette le immagini dei civili che fuggono da Berlino Est, impietosamente descritte da un reazionario Giovannino Guareschi nella seconda parte dello stesso film. Eppure, La rabbia pasoliniana esprime un denso lirismo politico. E’ un testo sceneggiato con la schiena diritta, a partire dalla denuncia dell’Invasione di Praga e dalla lucida descrizione della fame di libertà dell’Africa post-coloniale: “Gente di colore / è nella speranza che la gente non ha colore / è nella vittoria che la gente non ha colore.”


La ricotta (1963)

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Cosa era più distante dalla Passione della Roma degli anni ‘60? Le borgate di cemento contro il legno della croce. E’ a partire da questo ossimoro che Pier Paolo Pasolini disegna il ritratto del ladrone buono. La ricotta (1963). La comparsa Stracci – morta dopo aver rubato cibo  - diviene il redentore di un’umanità corrotta. Lo spettacolo va dato in pasto ai borghesi venuti per assistere ad una surreale via crucis. “Lei non ha capito niente, perché è un uomo medio. Ma lei non sa cos’è un uomo medio. E’ un mostro, un pericoloso delinquente: conformista, colonialista, razzista, schiavista, qualunquista.”


La musica è passata?

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Oggi è partita #Corsari, la riscrittura su Twitter degli Scritti corsari di Pier Paolo Pasolini. E’ possibile rileggere su un social network una somma di brevi testi argomentativi composti quaranta anni fa? L’argomentazione richiede uno spazio lungo, pensieri articolati e complessi. Come evocarla in 140 caratteri? Se lo è chiesto con rigore analitico Luigi Scebba, in questo post. Mi riprometto di raccogliere il suo stimolo su twitteratura.it. Nel frattempo, sono contento perché da qualche ora su Twitter si parla dei capelloni insieme a Totò e Gaber, si ricordano il ‘68 e la Primavera di Praga. “La musica è passata”?


Un calendario laico

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Avevo promesso ad @AsinoMorto e a @EinanudiEditore una rilettura su twitter di Emilio Lussu per ricordare l’omicidio di Giacomo Matteotti, lunedì 10 giugno. Questa lettura non avverrà, perché lo stesso giorno partirà la ‘riscrittura’ degli Scritti Corsari di Pier Paolo Pasolini. L’appuntamento è rimandato, al 2014. Allora forse potremo raddoppiare, ricordando sia Carlo Rosselli (9 giugno 1937) sia Giacomo Matteotti (10 giugno 1924). Il fatto è che comincio a sognarlo. Un calendario laico. Dentro il quale, senza retorica e con l’improvvisazione di cui non sono capace, si possano ricordare tutti. Gli uomini – le donne – che dissero di no.


Dentro il solco battuto

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Dopo alcune scorribande al Salone del Libro e una zingarata in Polonia, twitteratura.it è tornata ieri sera sull’isola di Libriamo Tutti. Il prossimo appuntamento è al Festival della Letteratura di Milano: Pierluigi Vaccaneo, Paolo Costa ed io tenteremo un esperimento di live-tweet analogico su La luna e i falò di Cesare Pavese e lanceremo la riscrittura su twitter degli Scritti corsari di Pier Paolo Pasolini. Il vero messaggio è per i lettori del blog: ora che i giochi su twitter e letteratura hanno un corpo proprio, nei prossimi mesi cercherò di restaurare Torino Anni ‘10. Dentro il solco battuto.


Assassina è la città

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Assassina è la città. L’urbe suburbe, con le sue cupole e le sue macerie. L’immondizia che appesta le piante, lordandole di pece. Mamma Roma (1962), girato da Pier Paolo Pasolini mentre pubblicava Poesia in forma di rosa, non inscena soltanto l’ambivalente rapporto fra madre e figlio – un Cristo ignorante e una vergine puttana, verrebbe da dire, – ma denuncia la crudeltà non riscattabile della periferia. Il finto mito della casa nuova, e del quartiere per bene. Ad echeggiare nel film è lo specchio de Le mani sulla città (1963). L’anno in cui moriva Mattei. Lo sviluppo uccise il progresso.