Posts Tagged ‘Pier Luigi Bersani’

In Transatlantico si balla

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In Transatlantico si balla. I parlamentari del Movimento 5 Stelle, incoscienti, viaggiano in terza classe. Quelli del Partito Democratico, chiusi in seconda, cercano la sala macchine. Deputati e Senatori del Popolo delle Libertà, nell’ingordigia dei balli in prima classe, sognano di scegliere il comandante. Scelta Civica è rimasta a fare da equipaggio: Mario Monti dirige l’orchestra, ma è Giorgio Napolitano a consultare le mappe nautiche. Ci sono anche i Leghisti: hanno sempre viaggiato coi ricchi, ma ora chiedono uno sconto a Pier Luigi Bersani. Nel frattempo i giorni passano, nei mari del Nord corrono i ghiacci. E il Titanic va.

L come "libertà" - #Torino

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Come alla guerra di Spagna

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8 luglio 2008. Giovanni ed io lasciammo Torino all’alba. A Roma ci arrivammo che era tardi. Passammo davanti a Palazzo Grazioli col tricolore in mano. Piazza Navona era piena. Non urlavamo, ascoltavamo la voce di un Paese che si opponeva a un’ingustizia. Il tiranno si era cucito addosso una legge per non andare in galera. Tornammo di notte, su un treno fetente di piscio. Oggi siamo divisi: contro lo stesso nemico. Come alla guerra di Spagna. Alle elezioni io ho votato per Bersani, per mandare a casa Berlusconi. Giovanni per Grillo, perché del Partito Democratico ne ha le palle piene.


Siamo al ricatto

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Siamo al ricatto. C’è da pensare che si tratti di una semplice schermaglia da campagna elettorale, ma intanto Pier Ferdinando Casini sostiene che se il Partito Democratico – e l’innominata Sinistra Ecologia e Libertà – non raggiungeranno la maggioranza dei seggi anche al Senato, il prossimo Presidente del Consiglio non potrà che essere Mario Monti. Il modello è confermato: dalla politica dei due forni alla minoranza di blocco. Democristiani eravamo e democristiani moriremo. L’errore eclatante, tuttavia, è proprio in Pier Luigi Bersani. Barbara Spinelli fa bene a denunciarlo: se l’obiettivo dichiarato è fermarsi al 49%, allora la speranza è morta.


Non del denaro

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I mercati reagiranno, ma un nome significa poco: dovremmo dire che comprende sia piccole mani in cerca di tranquillità, sia braccia lunghe capaci di condizionare l’esito della partita. Se oggi queste ultime vendessero in massa i titoli di stato del nostro Paese, la discesa in campo di Mario Monti tornerebbe ad apparire una necessità inderogabile. Se poi il racconto continuasse lungo la stessa pagina per settimane, il Partito Democratico sarebbe costretto ad annunciare prima del tempo una Grosse Koalition. Fine della competizione elettorale e trionfo del trasformismo. Chiunque vinca, dovremo ricordarci che le istituzioni sono dei cittadini. Non del denaro.


Dopo tutto

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Marco Stancati mette a nudo la comunicazione di Matteo Renzi e di Pier Luigi Bersani. E’ un ottimo lavoro, perché ci consente di concentrarci sul contenuto. Io credo che il paradosso sia proprio questo: blandendo gli intellettuali come Bettino Craxi, ammiccando a destra come Francesco Rutelli, e affermando doppie verità come Walter Veltroni, il digitale Renzi è riuscito nel miracolo di rimettere insieme la sinistra. Come spiega Massimo Mucchetti, non si può chiedere a post-comunisti, socialdemocratici, popolari, socialisti e socialisti liberali di morire liberisti. L’analogico Bersani ha proposto un progetto coerente alle idee dell’elettorato. Dopo tutto. Il contenuto conta ancora.


Adesso è nudo

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A posteriori, penso che Miguel Gotor avesse ragione. Pier Luigi Bersani ha vinto le primarie perché ha provato a riaprire il partito alla società civile, tanto che chi nel PD non s’è mai riconosciuto ha potuto individuarvi un interlocutore possibile. Matteo Renzi, invece, ha chiuso il partito e il suo stesso schieramento nell’illusione veltroniana dell’autosufficienza. Adesso è nudo. Lo circonda una compagine gattopardesca che morde nel vuoto. A sinistra del PD, invece, Luigi De Magistris e Antonio Ingroia hanno riaperto uno spazio politico. Qui si parrà la nobilitate di Bersani: li preferisca a Casini. Continui a dire qualcosa di sinistra.


Tre milioni di deleghe

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Ha vinto la democrazia rappresentativa. Contro le deleghe in bianco al caudillo, o al “popolo della Rete”. I veri sconfitti delle primarie del Centrosinistra sono Beppe Grillo e Silvio Berlusconi. Ciò non significa che la democrazia rappresentativa basti. Chiunque vinca al ballottaggio, fra Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi, avrà a che fare con un partito atavicamente incapace di scegliere una linea politica coerente; ma disporrà di un capitale importante. Tre milioni di deleghe. E dovrà ricordarsi che neppure quelle deleghe lì sono in bianco: chiedono di riformare le istituzioni, di aprirle. Di integrare la rappresentanza, con forme di democrazia diretta.