Posts Tagged ‘Partito Democratico’

Betta ha venticinque anni

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Betta ha venticinque anni. Vive in un piccolo paese grilloleghista del Nord, e nel 2008 prese parte alle delegazioni nazionali e regionali dei Giovani Democratici. Mesi fa mi disse che allora si dimise dopo aver capito che l’unica ragion d’essere di quella assemblea era fotografare una folla che applaudiva Walter Veltroni. Pochi giorni fa mi ha scritto, dura come una sentenza: “Io dichiaro ufficialmente e irrimediabilmente chiuso il mio rapporto diretto o indiretto con il PD”. Ieri i parlamentari del Partito Democratico hanno ucciso il proprio padre. Sono alcune delle teste di legno che allora applaudivano, e non ebbero il coraggio di dimettersi.


E’ ancora possibile

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Una giovane elettrice di sinistra piange davanti a Montecitorio. Avete venduto il mio Paese a Beppe Grillo. La rabbia nei confronti del Partito Democratico. L’ottusità di rifiutare Rodotà e votare Marini. Mentre i renziani puntano su Sergio Chiamparino per giungere a modo loro ad un accordo con il centrodestra, Pier Luigi Bersani ha deciso di suicidare ciò che resta della sinistra riformista in Italia. Prima che il delitto si compia, è necessario Giuseppe Civati e Fabrizio Barca glielo impediscano. Oggi il PD può ancora cambiare la storia: converga su Romano Prodi, con Stefano Rodotà premier un governo. E’ ancora possibile.


Colla povertà ci giocano

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La periferia Nord di Torino non esiste. Oltrepassato il confine di Corso Regina Margherita appare un universo del quale i dirigenti del Partito Democratico – a quanto sembra – non vogliono sentire parlare. Bisognerebbe accompagnarli a piedi lungo le Basse di Stura, fra centri scommesse, compro oro e massaggi cinesi. Nella morte civile di Vallette e Falchera. Dentro i vuoti lasciati dalle fabbriche, ricolmi di droga e cemento sfitto. Dagli immigrati ridotti nelle topaie e ricattati da vecchi che prima votavano Lega Nord e ora votano Grillo. Ma loro preferiscono guardarsi il bellico a San Salvario. Colla povertà ci giocano.


Prima della caduta

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E’ significativo che le difficoltà che il Partito Democratico incontrerà nel formare un governo coincidano con la sua assenza alla manifestazione No Tav di ieri. In Val di Susa, più che in altri luoghi, il partito che aspirava ad incarnare il progresso si è dileguato molti anni fa. Di fronte agli argomenti documentati di chi si opponeva ad un’opera di dubbia utilità, i democratici decisero di chiudersi muti nel proprio palazzo. Non c’è da meravigliarsi se oggi mezza valle abbia finito per preferirgli la demagogia urlante di Beppe Grillo. I politici tornino in valle, e ascoltino i cittadini. Prima della caduta.

#Torino - Moloch

->Moloch<-


E’ comunque un progresso

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Nonostante tutto, ho deciso di votare alle primarie del PD. Continuo a pensare che le sorti della prossima legislatura e la possibilità di far crescere il Paese ridistribuendone la ricchezza si giocheranno sui rapporti di forza fra il Partito Democratico e il cartello raccoltosi a destra attorno a Mario Monti. Queste primarie non sono che un esperimento, perché di molti dei candidati nulla o quasi sappiamo. E’ comunque un progresso. Voterò per Cesare Damiano e Anna Rossomando. Li ho scelti perché si sono impegnati per riformare il mercato del lavoro stabilizzando i precari e per reintrodurre il falso in bilancio.


Non l’ha mai lasciato

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Il blocco sociale che sostenne il Pentapartito conserverà il potere. Non l’ha mai lasciato. Il passo indietro di Luca Cordero di Montezemolo è un passo avanti verso Mario Monti, che con il sostegno di Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini – e il lasciapassare della FIAT – è pronto a governare anche dopo le elezioni politiche di primavera. La Sinistra ripete gli errori del 1994: qualora Confindustria e Chiesa riportassero Silvio Berlusconi a più miti consigli, al fatuo tribalismo del Partito Democratico resterebbe soltanto la sconfitta. Il caso Prodi potrebbe ripetersi a destra: Monti ora fa comodo, poi si vedrà.


Una donna c’è

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Una donna c’è. Dice cose di sinistra, e di marca nuova. E non c’è da meravigliarsi che possa rappresentare un problema: sia per la nomenclatura che si raccoglie attorno a Pier Luigi Bersani, sia per il ‘berlusconismo’ di sinistra che prefigura Matteo Renzi. Lo so, è il Partito Democratico: è riuscito sempre a deludermi, senza che lo abbia mai votato. Eppure, la tentazione di votare alle primarie per condizionarne efficacemente l’esito è ragionevole. Fra il populismo esplicito e il leaderismo strisciante degli uomini di centro e di sinistra, le parole di Laura Puppato sono quanto meno una speranza: ci penserò.