Posts Tagged ‘Immigrazione’

Ecatombe leghista

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Ecatombe leghista. Il popolo siciliano è di migranti. In questi anni di austerità tutti noi abbiamo finto di non vedere la dignità con cui gli abitanti di un’isola dannata hanno deciso, senza profferire parola, di accogliere migliaia di persone sulla propria terra. Non penso né ai politici siciliani né a chi ignora i barconi: penso alla carne delle donne e degli uomini che abbracciano i vivi e raccolgono i morti, perché sanno riconoscere il proprio sangue. Ma di fronte agli insulti alle vittime di una tragedia, non basta il Nobel a Lampedusa. I razzisti devono andare in galera.

Ecatombe leghista

->Università in acqua<-


La finta ripresa

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La finta ripresa. Mentre i giornalisti di tutta Italia si affannano a descrivere una ripresa che non c’è, sarebbe meglio chiedersi perché mentre Germania e Francia ricominciano a crescere il nostro Paese resta fermo al palo. Il primo problema è la fiducia. Né i giovani né gli immigrati, le due forze sociali che potrebbero farlo cambiare, credono nel governo di Enrico Letta. Perché è ripiegato su stesso, come la stragrande maggioranza dei governi che lo hanno preceduto. Corteggia Comunione e Liberazione, ma ignora i luoghi in cui si decide il suo futuro: dal disincanto delle università alla desolazione delle fabbriche.

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Immigrazione è lavoro


Toscana meticcia

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Toscana meticcia. Al circolo ARCI di Castelnuovo Val di Cecina, il barista mastica l’arabo con un avventore marocchino. Gli racconta una contrattazione in un mercato esotico. E’ bianco, reca nel volto i segni di generazioni di avi cresciuti cacciando il cinghiale. Una donna china il velo sul volto di sua figlia, nasconde nelle spalle lo sfondo di un castello medievale. La piccola mi saluta, agita una mano innocente sulla vergogna delle antiche pietre. Questi colli, sulle cui strade combatterono i partigiani di Carlo Cassola, sanno cambiare pelle. Ricostruiscono spazi di socialità nelle propaggini impoverite di un Paese che si autodistrugge.

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->Toscana meticcia<-


Qui siamo tutti immigrati

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Qui siamo tutti immigrati. A Torino, dopo la grande immigrazione del dopoguerra, sono rimasti 200mila meridionali. Gli immigrati stranieri, sopraggiunti a partire dalla fine del Novecento, sono quasi 130mila. In una città che conta 870mila abitanti, significa che almeno un cittadino su tre è un immigrato. Il fatto che la Lega Nord si proponga di organizzare a Torino una manifestazione nazionale contro l’immigrazione è quindi una grave offesa alla Città. In questi anni abbiamo subito insulti, ronde padane e pogrom contro i campi nomadi. Eppure, i leghisti non passeranno. Torino cacciò nazisti e fascisti. Non avremo certo paura di loro.

Qui siamo tutti immigrati

->Tornando a casa<-


Cosa ci aspetta?

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In un saggio del 2002* Stefano Musso spiega come all’inizio degli anni ‘70, in pieno sviluppo, Torino e il suo hinterland ospitassero una città meridionale delle dimensioni di Palermo. Molti dei trecentoventimila cittadini immigrati dal Sud erano stati compressi nei ghetti delle Vallette e di Falchera, attraverso cui l’edilizia pubblica – seguendo il solco fascista – si era fatta avamposto della speculazione privata. Seguì la tensione degli anni di piombo. Nella devastante crisi di oggi gli immigrati stranieri sono centotrentamila e vivono compressi nelle macerie di Aurora, Barriera Milano e Borgo Vittoria, soffocati dalla speculazione delle spine. Cosa ci aspetta?

->Don Fredo Olivero – Migrantes (2011)<-

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*Stefano Musso, “Lo sviluppo e le sue immagini. Un’analisi quantitativa. Torino 1945-1970”, in Fabio Levi e Bruno Maida (a cura di), La città e lo sviluppo. Crescita e disordine a Torino 1945-1970, Milano, Franco Angeli, 2002, pp. 39-70.


Verso la Germania

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Yahya rovina sulla sabbia. Ha ventotto anni e un passaporto. La sua famiglia non vuole lasciare Bamako, la guerra non la smuove. Lui osserva il ramadan sulla spiaggia: prima di svenire si nasconde sotto le piante. La merce che trasporta non è sua, appartiene a chi gli dà un tetto. Il ferro gli si attacca ai calcagni, mentre studia l’italiano tra un ombrellone e l’altro. “Non mi interessa”, pare che gli italiani non sappiano dirgli altro. E’ così che ha deciso di raccontare. E’ qui da quattro mesi, ma ha capito che è meglio muovere a Nord. Verso la Germania.


Meritano bellezza

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Me li ricordo. Scendevano dalla pineta all’alba, strusciavano calli bianchi sulla spiaggia e piegavano la schiena tutto il giorno. La loro pelle conservava l’odore di terre lontane: era cuoio e legno. Risalivano sulla corriera a sera tarda, senza dire una parola. Anno su anno accatastavano merci su auto arrugginite, occupavano mattoni cadenti e panche sudice. Nei loro volti riscoprivo i segni della fatica, l’identità umile di cui narravano i vecchi. Oggi il paese è cambiato, il borgo antico si è ripopolato di occhi scuri. I figli del Maghreb e del Corno d’Africa lo riportano in vita. Meritano bellezza. Noi no.

->Emanuele Crialese – Terraferma (2011)<-