Posts Tagged ‘FIAT’

Pesca a strascico

No Comments »

Il berlusconismo non è finito. Pesca a strascico. E Corrado Formigli è finito nella sua rete. Trent’anni di saponette e materassi contrabbandati in televisione ci hanno fatto dimenticare la libertà di stampa. Michail Bulgakov lo grida dagli abissi: “Io sono un feroce partigiano di questa libertà e dichiaro che uno scrittore che possa farne a meno somiglia ad un pesce che dichara pubblicamente di poter fare a meno dell’acqua.” Ora i pesci dovrebbero riscoprire l’uso della parola: se restiamo in silenzio oggi, infatti, domani toccherà a tutti gli altri. Serve una sottoscrizione pubblica, e un caso che faccia storia.


19mila firme

No Comments »

19mila firme. La FIOM le ha raccolte in 67 stabilimenti. Ora, sulla base dell’accordo del 1993, si terrà un referendum abrogativo. I lavoratori dovranno decidere se il più grande sindacato metalmeccanico del Paese debba essere estromesso dalla fabbrica. Maurizio Landini fa bene a ricordare che i referendum di Pomigliano, di Mirafiori e della ex Bertone hanno interessato solo gli stabilimenti a rischio di chiusura, e non tutti gli 86mila lavoratori che ora ne subiscono gli effetti. Il senso della democrazia si ristabilisce con il passo lento e sicuro della persuasione e del diritto. La FIAT a queste domande dovrà rispondere.


Sic Fiat Italia

No Comments »

E’ stato emozionante vedere il film di Daniele Segre al Torino Film Festival. Sic Fiat Italia. La presenza del regista è discreta. A parlare sono le persone. Sono colte nella tensione dialettica che precedette il referendum di Mirafiori del 14 gennaio 2011. A favore o contro. E’ in questa semplicità la forza del film. Un pezzo di granito che sbriciola le ambivalenze della politica. Restituisce dignità a quei giorni, facendone affiorare il senso storico. E’ la cronaca di una sconfitta, non c’è dubbio. Ma la ricontestualizza nel dramma di questi anni e, per questo stesso motivo, tratteggia una speranza.


Cosa è cambiato?

2 Comments »

Riconosco a Cesare Damiano di aver sempre avuto una posizione coerente sul caso FIAT. Per il resto, leggendo il resoconto del Consiglio Comunale aperto di ieri, mi chiedo dove fossero meno di un anno fa coloro che oggi si lamentano della mancanza di dettagli sugli investimenti che l’azienda intende fare in Italia. Quando a porre questo argomento erano la FIOM e la società civile torinese, con in testa Luciano Gallino, nessuno vi prestava attenzione. Cosa è cambiato? Il fatto è che non riesco a credere che si siano ravveduti: se la politica parla in ritardo, allora è fuori dal tempo.


Il Paese non ne ha bisogno

No Comments »

Io continuo a pensare – con Maurizio Landini – che ogni lavoratore ha il diritto di scegliere il sindacato che vuole. La Costituzione non è eludibile. Poi, se FIAT decide di recedere da tutti i contratti siglati, mi auguro che il Governo Monti sia davvero liberale. I lavoratori migliori cambieranno azienda, gli altri vengano sussidiati se licenziati. E’ necessario che le parti vivano serenamente la dialettica democratica del confronto. L’Autunno Caldo del 1969 non fu che l’eclatare di un periodo contraddistinto da bassi salari e alto autofinanziamento: mi auguro che non si voglia imboccare quella strada. Il Paese non ne ha bisogno.


E’ il mercato, comunque

No Comments »

Se è vero che il quinto produttore di auto cinese ha messo gli occhi su Torino, come abbiamo letto nei giorni scorsi su Repubblica, dobbiamo chiederci due cose. La prima è se Giorgio Airaudo non avesse ragione quando in risposta alla FIAT invocava l’arrivo di produttori stranieri. La seconda è cosa significherebbe produrre per i cinesi. Competere su costi e prezzi? Abbassare la qualità del prodotto? Rinunciare ai diritti dei lavoratori? Le nostre aziende sono anche la possibile contropartita per chi decidesse di comprare il nostro debito. E’ il mercato, comunque. E non è male se qualcuno viene in Piemonte.


Torino resisterà

No Comments »

E’ difficile farsi un’opinione sul caso Fiat. Possiamo solo registrare il fatto che l’azienda fondata da Giovanni Agnelli, che di Confindustria è sempre stata l’anima, ha deciso di uscirne. Poco importa sapere che a Torino si produrrà una jeep; e anche che il Governo da arbitro si faccia parte in causa accanto a Fiat. L’aspetto più significativo, mi sembra, è che mentre l’auto un tempo spingeva gli industriali su posizioni più aperte al futuro, oggi sembra invece trattenerli su posizioni retrive e passatiste. Insomma, i settori nuovi sono altri. E’ lì che dobbiamo guardare per ricominciare a crescere. Torino resisterà.