Posts Tagged ‘Elezioni Politiche 2013’

Restaurazione

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Restaurazione. Il Governo che giurerà oggi sulla Costituzione della Repubblica non sarà un agente di cambiamento. E’ chiamato a normalizzare il Paese, fin dalla sua composizione. Garantirà a Silvio Berlusconi una sostanziale immunità, a fronte dei processi nei quali è imputato. Imporrà le politiche di austerità definite in sede europea. Mitigherà la dinamica salariale e gestirà le crisi industriali che verranno. Di fatto, rappresenta l’ultima ridotta di un sistema politico in pieno disfacimento. Come nel biennio 1992-1994, l’aspirazione al cambiamento di un intero popolo sta per essere sedata dal sistema di interessi e poteri già costituito. Ci aspettano mesi difficili.

Torino - Vivere nel disgusto

Vivere nel disgusto


L’Europa aspetta

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Le personalità individuate dal Presidente delle Repubblica per formulare proposte programmatiche in materia economica ed istituzionale rischiano d’apparire un direttorio, che si affianca ad un governo dimissionario la cui fiducia riesede in un Parlamento ormai disciolto. Non sono state scelte – direttamente o indirettamente – dai cittadini. Non sono state scelte a maggioranza. Si tratta di una decisione democratica? Credo che Norberto Bobbio lo negherebbe. Giorgio Napolitano avrebbe potuto dimettersi o affidare a qualcuno l’incarico di formare il Governo. Il Movimento 5 Stelle, escluso dalla partita, plaude. Il Partito Democratico è spaccato. L’Europa aspetta. Nel Paese cova aria di rivolta.


Sta accadendo oggi

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Sarà valsa la pena di sbagliare, ma il fascismo io lo sento profumare da lontano. Si realizza in tutte le circostanze in cui gli uomini smettono di pensare e delegano il libero arbitrio agli altri. Lo spiegò bene Carlo Rosselli: “L’intervento del Deus ex machina, del duce, del domatore – si chiami esso papa, re, Mussolini – risponde sovente ad una loro necessità psicologica [degli Italiani].” Sta accadendo oggi. Gli attivisti del Movimento 5 Stelle si illudono che gli Italiani abbiano votato il loro impegno sul territorio. No, hanno scelto un comico, perché la politica non sanno prenderla sul serio.


Trovare un appiglio

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Quando è l’incertezza a dominare il campo, bisogna sapersi guardare dentro. Trovare un appiglio. Ad un’Italia scossa, la politica non basta. Serve l’impegno della cultura. Essere società civile. Se il sistema si sfalda perché i cittadini proiettano la propria inadeguatezza sui partiti che si limitano a rappresentarne i vizi, allora bisogna ricominciare dal basso riallineando il campo su stessi. In tutto ciò che facciamo. Essere intransigenti, inequivoci. E dirlo sempre, ciò che si pensa. Prima che qualcuno venga, urli. E ce lo faccia amare tanto. Il silenzio. “Ho una dichiarazione sola da farvi: che non vi faccio dichiarazioni” (Giacomo Matteotti).


Invisibili, muti

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60 milioni di Italiani aspettano di sapere se avranno un governo. 9 milioni di cittadini hanno votato per il Movimento Cinque Stelle. 109 deputati, 54 senatori eletti. Invisibili, muti. Sottoposti a un vincolo di mandato, semplici nodi terminali di un movimento che sostiene di decidere tutto in Rete. Violato l’articolo 67 della Costituzione. Eppure, in Rete non discutono e non decidono nulla: l’interlocutore ufficiale per la formazione di un governo è Beppe Grillo, quello sostanziale è Gianroberto Casaleggio. L’ideologo del movimento parla al Guardian: “E’ un cambiamento che sta per toccare tutte le democrazie”. Lui ne è l’iniziatore, come Mussolini.


Come alla guerra di Spagna

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8 luglio 2008. Giovanni ed io lasciammo Torino all’alba. A Roma ci arrivammo che era tardi. Passammo davanti a Palazzo Grazioli col tricolore in mano. Piazza Navona era piena. Non urlavamo, ascoltavamo la voce di un Paese che si opponeva a un’ingustizia. Il tiranno si era cucito addosso una legge per non andare in galera. Tornammo di notte, su un treno fetente di piscio. Oggi siamo divisi: contro lo stesso nemico. Come alla guerra di Spagna. Alle elezioni io ho votato per Bersani, per mandare a casa Berlusconi. Giovanni per Grillo, perché del Partito Democratico ne ha le palle piene.


Io voglio che ci entri

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Quando cominciai ad annotare le mie impressioni urbane su un weblog, a Torino infuriava lo scontro fra la FIAT e la FIOM. In quel frangente, ebbi modo di osservare la coerenza della posizione assunta da Giorgio Airaudo: un rapporto diretto ed esplicito con i lavoratori; la schiena diritta nei confronti della controparte aziendale; un approccio non demagogico alle manifestazioni di piazza; l’impianto argomentativo dei suoi interventi sulla carta stampata. Oggi Sinistra Ecologia e Libertà lo candida al Parlamento. Io voglio che ci entri. Perché al cinismo dell’austerità e al liberismo compassionevole opponga le monete in cui credo. Giustizia, e libertà.