Posts Tagged ‘Cesare Pavese’

E non fischia il vento

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Umor di sabbia su un muro ruvido. Son giardini cresciuti fra placche di metallo, arrampicati sulla discesa. Fiori accorciati nel vetro, confitti nel cemento. L’inseguimento di una torre guarnita di legno. L’impossibile altezza di un guscio vuoto. I fili irraggiunti dall’obiettivo fotografico. Non sentiero, ma fosso: nuda reminiscenza di scrittori che non seppero vivere in questa città. Cesare Pavese e Natalia Ginzburg discorrono accovacciati sotto un banco di stoffe. Il mercato della Crocetta è un cammino diritto che spinge il cielo dietro corrose statue di pietra. Il futuro che prendo in braccio. Uno zingaro suona Katjuša. E non fischia il vento.


Un twitter di carta

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Ieri abbiamo portato #LunaFalò in Valle Camonica, a Breno. Un centinaio di persone si sono emozionate scrivendo messaggi di 140 caratteri con una penna biro. Un twitter di carta. E’ la prova che la letteratura può continuare ad essere popolare. Sotto l’ala pacifica di Iuri Moscardi – pavesiano irriducibile – signore di mezza età e ragazzotti curiosi hanno ricordato il loro cantastorie: Savio el Matt. Prima che da un mucchio di tweet analogici nati sul momento non ne spuntasse uno. Era scritto nel dialetto del paese accanto. L’autore ha dovuto tradurlo ai suoi stessi valligiani. Dialetto e slang, come Pavese.


Un pezzo di sé

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#Leucò smembra Pavese? Se lo chiede – opportunamente – Marta Traverso. Tecnicamente, una ‘riscrittura’ su Twitter è proprio questo. Rompere la trama di un tessuto per osservarne le singole parti. Una ricerca delle particelle elementari. E’ nel provare a ricostruirle, da lettori attenti, che si poi stabiliscono nuovi percorsi di senso. L’autorità del modello, proprio perché alto, non patisce la contaminazione. Direi anzi che la cerca. Il testo, appoltigliato in immagini pop – dalla musica al cinema – ritorna eguale a se stesso nell’opera madre. La differenza è nei lettori, che alla fine lo sentono. Un pezzo di sé.


Come sbucciarsi le ginocchia

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Clara Abatangelo ha raccontato la sua esperienza con #Leucò su Sugarpulp. Come sbucciarsi le ginocchia. La ‘riscrittura’ è una lettura a mandata doppia: in una mano il libro, nell’altra lo smartphone. In barba all’idea secondo cui la Rete ucciderebbe la letteratura. L’elemento qualificante è nella condivisione oziosa del leggere, perché la comunità dei lettori “accoglie, reagisce, risponde e preferisce”: esplicandosi in una dimensione di neo-oralità, infatti il vano esercizio di riscrivere “diventa un bisogno”. Ecco, quando mi sforzo di co-inventare questi progetti su Twitter, il mio profilo ossessivo mi spinge a pianificare tutto. Poi mi arrendo: al piacere di leggere.


Sotto casa di Cesare

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Cola sangue su un’amicizia vera. E’ il dissapore di un amore non vissuto. Si tinge di un verde opaco fra unghie rotonde. Sorride di spuma al grido di una chitarra. Ha la ramata bellezza di un cane dissepolto. Mi riconduce immobile al senso di un viaggio. Non so dove s’arresterà, ma nei suoi occhi ho ritrovato la traccia della mia inquietudine. Il grido disperso di un uomo ribelle. Si spegne sul fiume la nostra ebbrezza. Abbiamo cercato il diavolo sulle colline. Sono trascorsi ottant’anni, troppo in fretta. Le nostre pulsioni sono le stesse. Insieme le cerchiamo. Sotto casa di Cesare.


Che Fare?

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Oggi Pierluigi Vaccaneo ed io saremo a Più Libri Più Liberi per presentare #LunaFalò. E’ venuto il momento di tirare le somme di un progetto che ci ha visti impegnati per buona parte del 2012. Che Fare? #LunaFalò è nella rosa dei 32 progetti di innovazione culturale selezionati da DoppioZero e dalla fondazione AHREF. Nel 2013 vogliamo realizzare cinque workshop sensoriali a Santo Stefano Belbo, per farne un luogo di ispirazione per giovani artisti. Se volete votarci, potete farlo qui. Nel frattempo, noi non smetteremo di sperimentare: tenete d’occhio l’autore del filmato! Appuntamento alle ore 18 al Caffé Letterario.


Dietro la porta c’è la strada

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Ieri sera, durante un incontro su #LunaFalò organizzato in contemporanea a Milano e su Second Life da @LibriamoTutti, qualcuno dal pubblico ha chiesto a me e a Pierluigi Vaccaneo se i progetti di lettura e riscrittura sul web non finiscano per accrescere il digital divide anche in campo letterario. Francamente, non credo. Portare la letteratura sui social network significa aumentarne le porte di accesso. Nell’autunno del 2009 visitai Google, a Mountain View. Mi colpì proprio una porta: stava piantata nel vuoto su un muro, a cinque metri di altezza. La creatività bisogna liberarla. Dietro la porta c’è la strada.

->Mountain View, California – Google Headquarters<-