Posts Tagged ‘Beppe Grillo’

Gianroberto Casaleggio

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Gianroberto Casaleggio. La follia politica del profeta si manifesta con pacata ed ingessata serietà. I partiti sono arcaici, nella vana pretesa che il nuovo è bello. Il vincolo di mandato è un male, anziché una sacra tutela del libero arbitrio. Il Parlamento è un parcheggio per muti portavoce del popolo, il cui unico compito è farsi cacciare e sostituire se non obbediscono al feticcio della Rete. La disintermediazione di ogni attività umana diviene il mantra di una modernità irreversibilmente fagocitante. Comandano i cittadini, ma se il M5S fa un governo col PD lui ne esce. Insomma, la democrazia di Stalin.

Gianroberto Casaleggio

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Una Sinistra da rifare

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La rielezione di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica non è un colpo di Stato. Chi ha dubbi a riguardo adisca alla Corte Costituzionale. Questa elezione è l’arrocco ottuso di un sistema politico che ha deciso di governare contro l’urgenza di cambiamento che promana dalla società. Invocando la marcia su Roma, Beppe Grillo non fa che spianare la strada a chi il golpe lo vorrebbe per davvero. Le poche schiene diritte rimaste nel Partito Democratico ora devono rompere gli indugi insieme a Sinistra Ecologia e Libertà. L’Italia ha bisogno di una opposizione parlamentare intransigente e pacifica. Una Sinistra da rifare.

#Torino - Vivere in trincea / @rasoiodioccam

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E qui sta il trucco

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Il bispensiero di Beppe Grillo ‘formatta’ la coscienza dei capigruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera e al Senato. Se uno di questi concede una minima apertura alla formazione di un governo di tecnici, il monarca pentastellato brandisce la clava del suo blog e Internet per negarla. E qui sta il trucco. Anziché smentire i caporali del suo esercito, il dittatore in pectore – lamentando la mancanza di libertà di stampa in Italia – attacca proprio i giornalisti capaci di sconfessarlo. Del resto, “i sovrani di ogni era hanno cercato di imporre una falsa visione del mondo ai loro seguaci” (George Orwell).


Alzo lo sguardo

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Alzo lo sguardo. Nell’ultimo ventennio la borghesia italiana si è ripiegata su stessa, ha impedito al Paese di crescere sfruttando antiche rendite di posizione. Percorrendo questo scopo, di fatto, è riuscita a delegittimare sia il sistema politico sia il sistema economico. Impedendo la ridistribuzione della ricchezza ai più giovani e ai più poveri, ha finito per farsi travolgere da un’orda ignorante che fa di tutta l’erba un fascio. Quando questa avrà preso il potere tutto per sé, scopriremo che nel frattempo il Gattopardo l’avrà piegata ai suoi interessi, e permeata a tal punto da far sì che non cambi nulla.


Sta accadendo oggi

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Sarà valsa la pena di sbagliare, ma il fascismo io lo sento profumare da lontano. Si realizza in tutte le circostanze in cui gli uomini smettono di pensare e delegano il libero arbitrio agli altri. Lo spiegò bene Carlo Rosselli: “L’intervento del Deus ex machina, del duce, del domatore – si chiami esso papa, re, Mussolini – risponde sovente ad una loro necessità psicologica [degli Italiani].” Sta accadendo oggi. Gli attivisti del Movimento 5 Stelle si illudono che gli Italiani abbiano votato il loro impegno sul territorio. No, hanno scelto un comico, perché la politica non sanno prenderla sul serio.


Invisibili, muti

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60 milioni di Italiani aspettano di sapere se avranno un governo. 9 milioni di cittadini hanno votato per il Movimento Cinque Stelle. 109 deputati, 54 senatori eletti. Invisibili, muti. Sottoposti a un vincolo di mandato, semplici nodi terminali di un movimento che sostiene di decidere tutto in Rete. Violato l’articolo 67 della Costituzione. Eppure, in Rete non discutono e non decidono nulla: l’interlocutore ufficiale per la formazione di un governo è Beppe Grillo, quello sostanziale è Gianroberto Casaleggio. L’ideologo del movimento parla al Guardian: “E’ un cambiamento che sta per toccare tutte le democrazie”. Lui ne è l’iniziatore, come Mussolini.


Come alla guerra di Spagna

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8 luglio 2008. Giovanni ed io lasciammo Torino all’alba. A Roma ci arrivammo che era tardi. Passammo davanti a Palazzo Grazioli col tricolore in mano. Piazza Navona era piena. Non urlavamo, ascoltavamo la voce di un Paese che si opponeva a un’ingustizia. Il tiranno si era cucito addosso una legge per non andare in galera. Tornammo di notte, su un treno fetente di piscio. Oggi siamo divisi: contro lo stesso nemico. Come alla guerra di Spagna. Alle elezioni io ho votato per Bersani, per mandare a casa Berlusconi. Giovanni per Grillo, perché del Partito Democratico ne ha le palle piene.