Archive for the ‘Tristi Tropici’ Category

Prudenza e speranza

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Prudenza e speranza. “L’era dei feudi di sangue è finita”. Hassan Rohani interviene sul Washington Post per spiegare il suo approccio alle relazioni internazionali. Dall’energia nucleare alla guerra in Siria, il presidente della Repubblica Islamica dell’Iran manda un segnale di pace agli Stati Uniti.  Al paese i cui servizi segreti hanno ammesso di ordito il golpe che nel 1953 depose il governo di Mohammed Mossadeq. Per noi, l’Iran è un paese canaglia: così lo descrive la retorica imperiale americana. Dovremmo invece ricordarci che l’Iran è la Persia, contesa nel Novecento da russi, britannici e turchi. I suoi giovani vogliono libertà.

Prudenza e speranza

->Io scelgo l’ombra<-


Risiko nel Mediterraneo

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Risiko nel Mediterraneo. A parer mio, il fatto più interessante non è che un accordo sembra profilarsi fra Stati Uniti e Russia per evitare un attacco americano in Siria. Se è vero che le navi militari cinesi sono tornate nel Mediterraneo, le intenzioni americane vanno lette sotto un’altra luce. E’ il segno del declino per il gendarme del mondo. E il rischio che l’Europa corre, nel medio periodo, è di assistere nelle acque del Mediterraneo ad un nuovo incidente di Navarrino o del Tonchino. In questo senso, l’impegno che i pacifisti europei profondono per la Siria è un buon investimento.

Risiko nel Mediterraneo

->La sabbia e il mare<-


Settemila bambini uccisi

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Settemila bambini uccisi. Chi dovrebbe impedirlo? Non sappiamo chi abbia fatto uso di armi chimiche. L’Iraq e l’Afghanistan suggeriscono che probabilmente un intervento militare americano produrrebbe altri morti fra i civili, senza avvicinare il popolo siriano alla democrazia. I civili vanno protetti, e il mondo si trova davanti ad una nuova Bosnia; oggi la Siria può salvarla soltanto l’ONU, lo sforzo deve essere in primo luogo diplomatico. Americani, Europei, Russi e Cinesi dovrebbero entrare insieme via terra in Siria indossando i caschi blu, e col potere riconosciuto di sparare per difendere i civili. Impossibile, ma ogni alternativa sarà di sangue.

Settemila bambini uccisi

->La notte dell’Apocalisse<-


Il mondo protesta

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Il mondo protesta. Sarebbe un errore, tuttavia, accomunare ogni paese sotto uno stesso fenomeno. Un conto è se a protestare è la classe media e giovane di paesi il cui PIL cresceva a due cifre ed ora rallenta. Un altro è se a protestare sono i proletari e i diseredati senza cibo che muoiono per le fiammate dei prezzi delle materie prime. Se in Italia non si protesta, poi, è perché in un Paese ricco e vecchio che diventa povero gli inclusi sono ancora troppi rispetto agli esclusi. Cercare le differenze è più utile che generalizzare tutto. La Rivoluzione resta un’illusione.

Il mondo protesta

->Sartorina al Balon<-


Non cambia la Storia*

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Non cambia la Storia. Ma la Palestina centonovantaquattresimo stato ONU è motivo di speranza. La speranza che nei meandri intricati della diplomazia occidentale ciò che è ovvio per «noi» sia un diritto anche «loro». Libertà, autodeterminazione. In qualsiasi zona del mondo puntare il dito sulla mappa e poter dire: «qui è casa mia». Centotrentotto voti a favore e un lungo applauso, e nove contrari. Roma dice sì, purché non finisca davanti a un tribunale. Allungherebbe le trattative. Non è la Storia, è una carta. Uno stato a due dimensioni. Perché non sia d’intralcio alla pace.

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* di Giulia Sciannella, (@muuffa)


Fin dentro noi stessi*

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Cosa sapevamo della Tunisia prima che Mohamed Bouazizi si immolasse, della Libia di Gheddafi, della Siria prima della protesta? Cosa sappiamo del nostro Paese? Che in Italia le tende arrivano solo a terremoto finito. Quando Francesca Caferri (Il paradiso ai piedi delle donne, Mondadori 2012) ha chiesto ad Asma Mahfouz – la ragazza che ha portato l’Egitto in piazza – quale fosse il suo sogno, lei ha risposto: «risolvere la questione palestinese». Chiedete a un italiano cosa pensa della fame dei greci. Risponderà qualcosa come «spero non capiti a me». L’egoismo ci rende passivi. Fin dentro noi stessi.

->Democracy Now, Israel Fires Over 500 Strikes in Gaza<-

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*di Giulia Sciannella (@muuffa)


L’Italia spera, impotente

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Mentre l’acqua si ritira dal vallo di Adriano di Ground Zero, l’impero americano si interroga sul suo declino. Oggi Manhattan è oggi una città divisa in due, fra luce e ombra. Come spesso accade, il futuro dell’America è sospeso su una corrente emotiva, che vibra oltre l’oceano. Un presidente nero si gioca la rielezione nei panni del comandante in capo, dopo un primo mandato troppo condizionato dall’incertezza. Il suo sfidante, archetipo dell’omologazione liberista, incarnazione della rapacità dei consulenti d’impresa, cerca di nascondere i panni sporchi sollevando pacchi di viveri sotto le telecamere. L’Europa osserva colma di disincanto. L’Italia spera, impotente.

->Noam Chomsky, Who Owns the World (2012)<-