Archive for the ‘Torino Non Muore’ Category

TAV metropolitana d’Europa

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TAV metropolitana d’Europa. L’allegra metafora campeggiava ieri sulle locandine delle edicole di tutta la città. Se il continente a cui apparteniamo fosse una megalopoli di 350 milioni di abitanti costruita nel Novecento, non ci sarebbe nulla da eccepire. Invece, a dispetto delle euristiche di giudizio degli industriali torinesi, l’Europa è una federazione di Stati che costruiremo nel XXI secolo. Le merci non viaggeranno, si produrranno in loco colla stampa 3D. Viaggeranno idee e persone, ma non avranno nessuna fretta; potranno dialogare online sedute a casa o in carrozza. Allora smettiamola di buttar via speranze e illusioni dei cittadini: costano care.

TAV metropolitana d'Europa?

->Immobili a picco sul tracciato TAV<-


Passante ferroviario

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Passante Ferroviario. E’ una locuzione complessa. Quando ero bimbo – a Torino si cominciava a favoleggiarne, – mi chiedevo perché tutti chiamassero ‘passante’ una trincea che correva dalla cima al fondo della Città, dividendola in due. Poi lo compresi fin troppo bene, tanto da sognarlo. Quando cominciai a lavorare attorno a Stazione Dora, venti anni fa, mi emozionava l’idea che avrei visto quel quartiere cambiare sotto i miei occhi. Ora il buco è stato coperto, ma la superficie della ferita è ancora tutta lì. I governi di Roma lesinano i quattrini. Troppa acqua, nel fattempo, è passata sotto i ponti.

Passante Ferroviario di Torino - Porta Susa

->Leggerezza<-


Colla povertà ci giocano

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La periferia Nord di Torino non esiste. Oltrepassato il confine di Corso Regina Margherita appare un universo del quale i dirigenti del Partito Democratico – a quanto sembra – non vogliono sentire parlare. Bisognerebbe accompagnarli a piedi lungo le Basse di Stura, fra centri scommesse, compro oro e massaggi cinesi. Nella morte civile di Vallette e Falchera. Dentro i vuoti lasciati dalle fabbriche, ricolmi di droga e cemento sfitto. Dagli immigrati ridotti nelle topaie e ricattati da vecchi che prima votavano Lega Nord e ora votano Grillo. Ma loro preferiscono guardarsi il bellico a San Salvario. Colla povertà ci giocano.


Cerca un futuro

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Torino ha un’eccellenza. Il suo nome è SAM, lo Street Art Museum che Carmelo Cambareri e i ragazzi di Border Land hanno concepito nel vecchio zoo del Parco Michelotti. Sessanta artisti coinvolti in Italia e all’estero, un libro autoprodotto e decine di edifici fatiscenti resuscitati dalle ombre di un parco che pareva morto. Accade in una città che non sa come innovare, senza investimenti privati e con l’entusiasmo dei giovani del Sud che al Nord studiano e si guadagnano il pane. Ora SAM ricorre al crowdfunding. Cerca un futuro. E’ bene che Torino lo sappia, prima che perda un’altra opportunità.

SAM - Street Art Museum #Torino

->SAM – Street Art Museum


Prima della caduta

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E’ significativo che le difficoltà che il Partito Democratico incontrerà nel formare un governo coincidano con la sua assenza alla manifestazione No Tav di ieri. In Val di Susa, più che in altri luoghi, il partito che aspirava ad incarnare il progresso si è dileguato molti anni fa. Di fronte agli argomenti documentati di chi si opponeva ad un’opera di dubbia utilità, i democratici decisero di chiudersi muti nel proprio palazzo. Non c’è da meravigliarsi se oggi mezza valle abbia finito per preferirgli la demagogia urlante di Beppe Grillo. I politici tornino in valle, e ascoltino i cittadini. Prima della caduta.

#Torino - Moloch

->Moloch<-


Il distacco è netto

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In una città con decine di migliaia di case sfitte, l’urgenza sociale non è impedire gli sfratti. E’ necessario esercitare pressione sui decisori politici perché pratichino il riscatto di singoli appartamenti da dedicare all’edilizia popolare e penalizzino il mancato affitto delle unità abitative. Gli effetti positivi si farebbero sentire anche sul piano della lotta all’evasione fiscale. Ogni attacco ai giudici chiamati ad applicare la legge non è perciò solo fuori luogo, ma anche controproducente alla causa dei senza casa. Il distacco è netto. La storia di Torino è colma di magistrati feriti per aver compiuto il proprio dovere. Non abbandoniamoli.


Sull’orlo della disperazione

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Alla vigilia dell’autunno caldo, nella primavera del 1969, Eugenio Scalfari venne a Torino per documentarne il tumultuoso sviluppo. La FIAT avrebbe assunto in un anno quindicimila nuovi operai. A differenza di ciò che potremmo pensare oggi, la città non gioiva. Rischiava di scoppiare. Gianni Agnelli cercava di minimizzare, appigliandosi ad un anglismo: turn over. Diego Novelli, capogruppo del PCI in Consiglio Comunale, denunciava la penuria di case, lo sradicamento dei nuclei familiari e il degrado dei ghetti di Mirafiori, Vallette e Falchera. Sono parole che vanno rilette oggi: in una città fantasma, che di notte urla deserta. Sull’orlo della disperazione.