Archive for the ‘Torino Non Muore’ Category

Lombrosianamente leghisti

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Lombrosianamente leghisti. Fra cento anni, quando sulle bancarelle di via Po e nelle librerie antiquarie del centro si andrà alla ricerca di cimeli del passato, qualcuno si imbatterà nelle della Lega Nord. Uno studioso musulmano dalla pelle nera si interesserà ai razzisti Bossi e Borghezio con lo stesso divertito disgusto con cui oggi esaminiamo le sciocchezze che scriveva Cesare Lomboso. Nel frattempo, non ci resta che subire l’onta di vedere le strade di Torino piene di nazisti in camicia verde che calpestano i cadaveri dei morti di Lampedusa. Il loro Dio suppongo non esista, altrimenti temo che li fulminerebbe.

Lombrosianamente leghisti

->Macchie solari<-


Morte di De Tomaso

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Morte di De Tomaso. E’ la triste storia di una casa automobilistica nata dalle mani di un corridore argentino. Oggi significa 900 lavoratori senza una speranza. Gli ex stabilimenti Pininfarina di Grugliasco, un marchio dal passato inconcludente caduto nelle mani di un imprenditore maldestro. E un epilogo cinese a stabilimento chiuso con venditori italiani in manette per truffa ai danni dell’Unione Europea. E’ il paradigma del fallimento della nazione. Per uscirne bisogna saltarlo: accettare che il settore automobilistico non è il futuro di Torino, ma uno specchio del passato. Sostenere i lavoratori, chiudere le fabbriche. Servono aziende e settori nuovi.

Morte di De Tomaso

->Siamo al verde<-


Accanto alla favola

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Accanto alla favola. Da quando cominciai a frequentare Palazzo Nuovo non diedi mai molta confidenza ai fratelli Abdul, Said e Rachid. Avevo pochi soldi in tasca, poco tempo da perdere e troppa invidia per i ricchi. Quando mi aggiravo fra via Verdi e via Sant’Ottavio, curavo bene le traiettorie per evitarli e non farmi commuovere dalle loro litanie. Ho sempre pensato che se in tutti questi anni non avevano trovato un lavoro migliore era perché tutto sommato gli andava bene. Oggi Rachid si laurea, e mi costringe a fare i conti con i miei pregiudizi. I fatti alla fine prevalgono.

Accanto alla favola

->Orizzonte chiuso<-


Incontro, scontro, confronto

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Incontro, scontro, confronto. L’inaugurazione della scuola Holden a Porta Palazzo, nella ex caserma Cavalli, è un segno. Una scuola che insegna i mestieri della narrazione. Un luogo è un elemento pesante: ci sono aule, cortili e corridoi. Genera costi, deve produrre ricchezza. Il tempo dirà se Torino era pronta, se lo sforzo pubblico e privato si sarà dimostrato sostenibile. Per il momento, un edificio chiuso è stato riaperto. Un quartiere di immigrati dovrà accogliere i figli dei ricchi che vogliono scrivere. Alessandro – non è Baricco – mi guarda negli occhi: “Ho un locale qui vicino”. Cercare valore? E’ necessario.

Incontro, scontro, confronto

->Lo sguardo sulla gru<-


Gianni Vattimo ha ragione

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Gianni Vattimo ha ragione. Ricondurre il Movimento No Tav sotto l’etichetta del terrorismo non è solo scorretto, ma è anche sciocco. Si possono condividere o meno le azioni ‘fisiche’ intraprese talora dai manifestanti: ad esempio, io penso che gli assalti notturni alle reti siano controproducenti. In ogni caso, tacciare di eversione chi si limita a non accettare che il proprio territorio venga brutalizzato da un’opera devastante e inutile è miope. Negli anni abbiamo visto le ragioni a favore del Tav sbriciolarsi una dopo l’altra nelle coscienze dei cittadini di Torino. A credere nell’opera sono rimasti solo coloro che la realizzerebbero.

Gianni Vattimo ha ragione

->Cisterna ferroviaria<-


Qui siamo tutti immigrati

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Qui siamo tutti immigrati. A Torino, dopo la grande immigrazione del dopoguerra, sono rimasti 200mila meridionali. Gli immigrati stranieri, sopraggiunti a partire dalla fine del Novecento, sono quasi 130mila. In una città che conta 870mila abitanti, significa che almeno un cittadino su tre è un immigrato. Il fatto che la Lega Nord si proponga di organizzare a Torino una manifestazione nazionale contro l’immigrazione è quindi una grave offesa alla Città. In questi anni abbiamo subito insulti, ronde padane e pogrom contro i campi nomadi. Eppure, i leghisti non passeranno. Torino cacciò nazisti e fascisti. Non avremo certo paura di loro.

Qui siamo tutti immigrati

->Tornando a casa<-


Torino non è cambiata

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Torino non è cambiata. E’ rimasto qualcuno su cui puntare, Giorgio. Bisogna scavare tra le foto dei licei, eppure il respiro è lo stesso. Di ‘cospiratori’ ne nascono sempre: si vedono di sfuggita sotto i portici, o nei cinema all’aperto sul fiume. Il punto è che non hanno più un regime da abbattere, ma solo dei genitori da perdonare. No, le cose non vanno meglio: i fascisti sono sempre gli stessi. Marcano di ignoranza gli angoli e i bar. Si chiudono nelle cravatte, ora di nero hanno le giacche. Conservano integre le abitudini del passato. Corporazione, clientela e famiglia.

Torino non è cambiata

->Museo del Risorgimento<-