Archive for the ‘Rotte Ciminiere’ Category

La donna cinese

3 Comments »

La donna cinese. Mi investì in motocicletta, mentre attraversavo in bici un incrocio nella geometria sconosciuta della zona Sud della città. Dopo avermi fatto cadere proseguì diritta, immobile verso il muro di una casa. Cadde accasciandosi rigida su un fianco. Era immobile, pareva una statua. Poco dopo – io ero ancora a terra – venne una ragazza, anch’essa orientale, e provò a piegarla. Pareva che volesse spezzarle il collo. Io cercavo di dissuaderla, di proteggere il corpo che mi aveva ridotto a terra, forse paralizzandomi per sempre. Ma non ci riuscivo. Allora ricordai un giorno, zio fumava la pipa.

La donna cinese

->Pensatoio<-


La tirannide torna

No Comments »

La tirannide torna. S’annida nel grigiore arso del quotidiano. Ti ripiomba violenta in passate conseutudini. Nasconde la gente nelle case, si fa megafono che ride sarcastico su crepati marciapiedi. Chiude anticipatamente le stagioni, impone un inverno nel mezzo dell’estate. Indossa la convenzione dell’uniforme. Urla derelitta, senza poterti riconquistare del tutto. E tu resti lì, ebete di fronte ad una madre che violenta suo figlio. Speri in una pietà che le è sconosciuta. Sai che vincerai la guerra, ma di combattere una sola battaglia non hai voglia. Questa volta non ti ucciderà, farà di te un uomo più forte. Inutile consolarsi.

La tirannide torna

->Ci salveranno le nuvole<-


Case popolari

No Comments »

Case popolari. C’è un scampolo d’estate in una frase che torna – Dio fa’, al suo Paese guidano così – dice un vecchio meridionale alzandosi sdentato da una panca. I panni corrono al sole, mentre m’insinuo fra scrostate pareti gialle. Il quartiere è attraversato da via Carlo Dalla Chiesa. Qui, a Venaria Reale, dove la Sinistra è sempre andata al ballottaggio col Centro Sinistra, le elezioni continua a vincerle l’ignoranza. Fra auto truccate e vacanze nel mare d’Egitto, i giovani rivendicano inconsapevolmente una lingua che non né italiano né dialetto. – Sei un tamarro. – Si chiamano l’un l’altro. E’ un’offesa che li riscatta.

Case popolari

->Scampolo d’estate<-


Il giovane curato

No Comments »

Il giovane curato. Sedeva nella camera da letto con fare libertino. Una donna, la fronte aperta su due occhi enormi, gli giaceva nuda sotto le braccia. Gli altri sacerdoti lo chiamavano dall’ingresso. Lui uscì in camicia, senza mutande, e spiegò loro cosa dovessero fare per preparare la cerimonia. Poi tornò nella stanza: non chiuse la porta, non si tolse la camicia. Si sdraiò sul letto, e pensò che aveva troppo sonno per restare fuori dal letto. Lei si avvicinò, lo coprì con un lamento. Aprì le gambe sul suo sesso, gli disse di non preoccuparsi. In poco lo fece suo.

Il giovane curato

->Tripudio barocco<-


Le poste di Palermo

No Comments »

Le poste di Palermo. Giacciono immense, in un lembo di via Roma. Uno stupro urbanistico fascista, l’unico che possa ancora recare un senso. Mi ci aggiro inconsapevole, cercando di capire se alle loro spalle è rimasto un poco di spazio in cui i bambini possano giocare. Le auto le accarezzano irrefrenabili: paiono mosche che salgono su un boccone grosso. Un cantiere d’appartamento ne incornicia l’accesso: la carrucola sale in un carico sospeso. Un operaio mi ferma, guarda senza sorridere. Io mi fermo ansioso, voglio scendere sotto il mastodonte. Corro, attraverso e me lo metto alle spalle. Mi rifugio al conservatorio.

Le poste di Palermo

->Messaggio in bottiglia<-


Il tamarro danza

2 Comments »

Il tamarro danza. Ondeggia invecchiato sul marciapiedi, fuori dal bar. Le note scomposte di un’orgia musicale lo percuotono febbrilmente. Qualcuno lo insulta da una seggiola del locale. Lui suda, struscia la canottiera sulle labbra. Grida un porcoddio e un diofa. Lo spettacolo continua, senza pubblicità. L’asfalto si sbriciola sotto le scarpe, mi corrode le labbra con un macilento odore di gomma. E’ la strada che puzza. Io la attraverso con lo sguardo al cielo, mi smarrisco alla ricerca di uno stormo di migratori. Dispiegano le ali sull’inferno della periferia. Volteggiano irrequieti verso Sud. Abbandonano l’Italia, partono tutti senza di me.

Il tamarro danza

->Il cielo, sotto Torino<-


La donna senza un braccio

No Comments »

La donna senza un braccio. Entrò nel ristorante e ci guardò. Era colma di umana compassione. Sedette al centro della stanza appoggiata ad un lembo di un tavolo quadrato. L’uomo che era con lei sorrise, lei ricambiò. Trascorsero la sera mano nella mano, guardandosi con occhi innamorati. Nulla poté scalfire quella certezza. Noi tutti, che inizialmente l’avevamo guardata con sprezzante pietà, ora eravamo costretti ad ammetterlo. Spinti a compatirla, non potevamo che osservare in lei ciò che a noi mancava: la muta consapevolezza che l’amore vince.  Anche quando non ci pare possibile, anche quando non ci è rimasto che quello.

La donna senza un braccio

->Il ristorante e i cinesi<-