Archive for the ‘Europa Familiare’ Category

Elezioni Europee 2014

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C’è un’Europa a due velocità, che non riguarda i paesi ma i partiti. Elezioni europee 2014. Il PSE farà convergere le tribù nazionali del socialismo su un solo nome da indicare quale candidato alla presidenza della Commissione UE. I pirati di ogni nazione, invece, sono pronti a fondersi nel PPEU, un partito continentale in cui a decidere non siano le segreterie nazionali ma gli iscritti: indipendentemente dal paese di appartenenza. Si tratta di due modelli radicalmente opposti. Il primo è sistemico alla riforma degli agonizzanti stati nazione. Il secondo li supera dal basso, ed è l’unica proposta federalista sul campo.

->Amelia Andersdotter – Piratpartiet (2011)<-


Weimar è a Sud

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Weimar è a Sud. Corre lungo le strade di Madrid e Libsona. E’ un fronte unito, che parte da Atene e lambisce Roma. Sistemi politici nazionali ormai delegittimati, seduti alla corte della burocrazia europea: un ostaggio inerme e vociante, appeso ai mugugni delle reciproche invidie fra Parigi e Berlino. Le piazze d’autunno non porteranno alla Liberazione. Sono un segno positivo, ma si nutrono delle proprie contraddizioni: l’assenza di leader, alla lunga, sfinirà la protesta. I giovani diseredati che colmano oggi le strade sono istruiti e coscienti, ma rischiano di spianare la strada ai carri armati degli eserciti nazionali. L’Europa muore.


Continuando su questa china

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Non deve ingannare il fatto che Mario Draghi sia riuscito a prendere un po’ di tempo per difendere l’euro. Nel giorno in cui la Corte Costituzionale tedesca si appresta a decidere della bontà dello European Stability Mechanism, sul capo di Angela Merkel pesano la grande manifestazione dell’indipendentismo catalano a Barcellona e la probabile e ineccepibile richiesta di risarcimento per i crimini nazisti da parte della Grecia. L’irresponsabilità e la miopia dell’establishment tedesco sono messi a nudo dalla realtà politica. Quattro anni di austerità teutonica stanno portando l’Europa nel baratro. Continuando su questa china. Di europei non resteranno che i tedeschi.


Statisti si diventa

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Statisti si diventa. Chiusa nell’angolo delle sue contraddizioni dalla destra bavarese e dall’opposizione socialdemocratica, Angela Merkel potrebbe tentare il colpo d’ala e fare l’Europa, prima che i falchi della Bundesbank la prendano per il collo. Se la Cancelliera avrà davvero il coraggio necessario per proporre un nuovo trattato che contempli un bilancio federale, l’unione fiscale e l’autonomia della BCE, allora sarà la Francia a dimenarsi in un malsano complesso di superiorità. Quanto all’Italia, è fondamentale che conservi un governo presentabile a Bruxelles: perché nel momento in cui l’uno o l’altra proporrà di giungere davvero a una federazione, noi dovremo esserci.


La salute è investimento

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Non siamo tutti uguali, alcuni muoiono per il fatto d’essere nati nel posto sbagliato. Guardando in controluce il PIL di ciascun Paese, – come fa Giovanna Marsico in questo post, – se ne percepisce l’assurdo reciproco: l’aspettativa di vita alla nascita. Non è, o almeno non è soltanto, una questione di pietà. La salute è per l’Europa una grande opportunità economica. L’Unione Europea non può essere né una cinese fabbrica del mondo né un’americana sagra consumistica. La salute è investimento. Se davvero si impegnasse per curare chiunque ne avesse bisogno, l’Europa contribuirebbe ad aggredire la crisi economica dal lato dell’offerta.


Lo sfacelo invisibile

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Sono passati dieci anni dallo scoppio della grande recessione. In Europa è guerra. Governate da giovani dittatori populisti, Catalogna, Provenza, Padania e Baviera guidano unite il fronte scissionista. Focolai separatisti infiammano la Scozia, il Galles, le Fiandre, la Sardegna e la Sicilia. Caduta Bruxelles, i tedeschi hanno offerto a Parigi il ruolo di capitale. Londra, minacciata nei suoi confini, si è stretta al continente. Roma, del tutto ininfluente, ha riconsegnato l’Italia Centrale e Meridionale al Vaticano. Le forze governative conservatrici rivaleggiano con le bande partigiane delle montagne. Progressiste, e impotenti. I più vecchi ricordano l’autunno del 2012. Lo sfacelo invisibile.


L’Europa c’era

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L’Europa c’era. Guardò oltre le stragi naziste e concesse che si tornasse a investire nel carbone e nell’acciaio. Abbracciò Berlino Ovest, per farla sopravvivere. Non si spaventò quando cadde il muro e accettò che gli investimenti necessari per la riunificazione delle due Germanie mettessero sotto pressione franco, lira e sterlina. Poi permise ai tedeschi di sfruttare l’iniziale debolezza dell’euro per favorire le esportazioni di beni prodotti in Germania. Riabilitò l’esercito tedesco e il suo ruolo all’estero. La Grecia comprava carri armati, la Spagna costruiva case coi surplus commerciali tedeschi. Ora che la Germania deve metter mano al portafogli, l’Europa c’è?