Archive for October, 2013

Lombrosianamente leghisti

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Lombrosianamente leghisti. Fra cento anni, quando sulle bancarelle di via Po e nelle librerie antiquarie del centro si andrà alla ricerca di cimeli del passato, qualcuno si imbatterà nelle della Lega Nord. Uno studioso musulmano dalla pelle nera si interesserà ai razzisti Bossi e Borghezio con lo stesso divertito disgusto con cui oggi esaminiamo le sciocchezze che scriveva Cesare Lomboso. Nel frattempo, non ci resta che subire l’onta di vedere le strade di Torino piene di nazisti in camicia verde che calpestano i cadaveri dei morti di Lampedusa. Il loro Dio suppongo non esista, altrimenti temo che li fulminerebbe.

Lombrosianamente leghisti

->Macchie solari<-


Morte di De Tomaso

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Morte di De Tomaso. E’ la triste storia di una casa automobilistica nata dalle mani di un corridore argentino. Oggi significa 900 lavoratori senza una speranza. Gli ex stabilimenti Pininfarina di Grugliasco, un marchio dal passato inconcludente caduto nelle mani di un imprenditore maldestro. E un epilogo cinese a stabilimento chiuso con venditori italiani in manette per truffa ai danni dell’Unione Europea. E’ il paradigma del fallimento della nazione. Per uscirne bisogna saltarlo: accettare che il settore automobilistico non è il futuro di Torino, ma uno specchio del passato. Sostenere i lavoratori, chiudere le fabbriche. Servono aziende e settori nuovi.

Morte di De Tomaso

->Siamo al verde<-


La donna cinese

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La donna cinese. Mi investì in motocicletta, mentre attraversavo in bici un incrocio nella geometria sconosciuta della zona Sud della città. Dopo avermi fatto cadere proseguì diritta, immobile verso il muro di una casa. Cadde accasciandosi rigida su un fianco. Era immobile, pareva una statua. Poco dopo – io ero ancora a terra – venne una ragazza, anch’essa orientale, e provò a piegarla. Pareva che volesse spezzarle il collo. Io cercavo di dissuaderla, di proteggere il corpo che mi aveva ridotto a terra, forse paralizzandomi per sempre. Ma non ci riuscivo. Allora ricordai un giorno, zio fumava la pipa.

La donna cinese

->Pensatoio<-


Le armi di Beppe Fenoglio

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Le armi di Beppe Fenoglio. Una carabina e una colt, chiuse in un armadio della sua casa ad Alba. Se hanno un valore, è ricordare che buona parte delle storie che raccontò Fenoglio le visse per davvero: la banda di Nemega e il Biondo, i rastrellamenti dei tedeschi, la liberazione di Alba e la ritirata dalla città; l’inverno alla Cascina della Langa, l’arresto di Ettore e il tentativo di scambiarlo con un repubblichino che lui stesso fece prigioniero. Ci sono scrittori che inventano storie, come Calvino. Altri raccontano ciò che hanno vissuto: “Senza la Resistenza io non sarei un uomo”.

Le armi di Beppe Fenoglio

->Un fascista nell’angolo<-


Accanto alla favola

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Accanto alla favola. Da quando cominciai a frequentare Palazzo Nuovo non diedi mai molta confidenza ai fratelli Abdul, Said e Rachid. Avevo pochi soldi in tasca, poco tempo da perdere e troppa invidia per i ricchi. Quando mi aggiravo fra via Verdi e via Sant’Ottavio, curavo bene le traiettorie per evitarli e non farmi commuovere dalle loro litanie. Ho sempre pensato che se in tutti questi anni non avevano trovato un lavoro migliore era perché tutto sommato gli andava bene. Oggi Rachid si laurea, e mi costringe a fare i conti con i miei pregiudizi. I fatti alla fine prevalgono.

Accanto alla favola

->Orizzonte chiuso<-


Incontro, scontro, confronto

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Incontro, scontro, confronto. L’inaugurazione della scuola Holden a Porta Palazzo, nella ex caserma Cavalli, è un segno. Una scuola che insegna i mestieri della narrazione. Un luogo è un elemento pesante: ci sono aule, cortili e corridoi. Genera costi, deve produrre ricchezza. Il tempo dirà se Torino era pronta, se lo sforzo pubblico e privato si sarà dimostrato sostenibile. Per il momento, un edificio chiuso è stato riaperto. Un quartiere di immigrati dovrà accogliere i figli dei ricchi che vogliono scrivere. Alessandro – non è Baricco – mi guarda negli occhi: “Ho un locale qui vicino”. Cercare valore? E’ necessario.

Incontro, scontro, confronto

->Lo sguardo sulla gru<-


Ecatombe leghista

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Ecatombe leghista. Il popolo siciliano è di migranti. In questi anni di austerità tutti noi abbiamo finto di non vedere la dignità con cui gli abitanti di un’isola dannata hanno deciso, senza profferire parola, di accogliere migliaia di persone sulla propria terra. Non penso né ai politici siciliani né a chi ignora i barconi: penso alla carne delle donne e degli uomini che abbracciano i vivi e raccolgono i morti, perché sanno riconoscere il proprio sangue. Ma di fronte agli insulti alle vittime di una tragedia, non basta il Nobel a Lampedusa. I razzisti devono andare in galera.

Ecatombe leghista

->Università in acqua<-