Archive for August, 2013

Il vecchio carabiniere

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Il vecchio carabiniere. Mi incontra sull’autobus e finge di non vedermi. Io faccio altrettanto, ma poi siamo costretti a salutarci. Allora, come sempre, diventa ossequioso. Mi guarda, so che giudica la mia barba. Un po’ lo provoco e un po’ faccio sul serio. Cosa si dice nell’arma? Abbiamo fatto una riunione. Mi sono sempre chiesto cosa si dicano tra ex ufficiali in pensione. In Italia ci sono leggi sbagliate: in Svizzera, in Germania, è diverso. Lì rigano diritto, gli chiedo. Lui annuisce, sciorinando lembi del suo accento meridionale. Lo so cosa pensa. Qui ci vuole un bel colpo di Stato.

Il vecchio carabiniere

->Solo al bar<-


Due amici sanno ritrovarsi

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Due amici sanno ritrovarsi. Contare i fondi dei bicchieri senza ubriacarsi. Consumare ostie di formaggio fra un ricordo e l’altro. Parlare di se stessi e dell’altrui destino. Soppesavamo un’assenza, Piero e io. Ci chiedevamo che fine avesse fatto Renzo: ma non gli portavamo rabbia o dispetto. Sapevamo che probabilmente aveva avuto qualcosa di meglio da fare. In un altrove imprecisato. A noi non restava che trascinarci pesantemente a letto, nell’illusione di potere un giorno dominare la stanchezza. La mediocre lotta della vita ci aveva imposto questo: un’ambizione tradita, molto tempo trascorso inutilmente. E l’ingegno nascosto di notte, fra il troppo sonno.

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->Claustro fobia<-


Berlusconi fine corsa

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Berlusconi fine corsa. Ieri notte un uomo stanco ha messo in scena una finta commozione. Ha cercato di convincere gli stolti che qualcuno lo perseguiti: li raggira da vent’anni. Siamo noi i perseguitati, invece. Prima abbiamo subito la sua ignoranza attraverso la televisione, poi ce l’ha imposta con la politica. Ha plasmato una intera nazione sulle curve delle cosce e dei culi del suo immaginario onirico. Oggi l’Italia si risveglia. Povera, persa e dannata. Mentre tutto gli si disgrega intorno, il nostro Paese si ritrova inchiodato là dove era venti anni fa. Il pifferaio lo ha già buttato nel precipizio.

Berlusconi fine corsa

->Arancio capannone<-


Solitudine nel quartiere

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Solitudine nel quartiere. Ci siamo ridotti in periferia, perché il centro di Torino non lo conoscevamo. Sognavamo le campagne da cui erano venuti i nostri vecchi, ma non abbiamo saputo spingerci più lontano. Qualcosa o qualcuno ci tratteneva dentro le mura. Così siamo rimasti sul crinale della tangenziale. Abbiamo preferito riempire uno spazio interstiziale, sedendo fra capannoni dismessi e orti abusivi. Il tempo è passato senza avvisarci, ha riempito i prati di facce abbruttite. Sopravviviamo nell’increspatura di due onde. Il cemento dei predatori, il fumo dei pendolari. Gli aerei ci passano sopra. I passeggeri ci guardano, ma nessuno ci vede.

Solitudine nel quartiere

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