Archive for July, 2013

Toscana meticcia

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Toscana meticcia. Al circolo ARCI di Castelnuovo Val di Cecina, il barista mastica l’arabo con un avventore marocchino. Gli racconta una contrattazione in un mercato esotico. E’ bianco, reca nel volto i segni di generazioni di avi cresciuti cacciando il cinghiale. Una donna china il velo sul volto di sua figlia, nasconde nelle spalle lo sfondo di un castello medievale. La piccola mi saluta, agita una mano innocente sulla vergogna delle antiche pietre. Questi colli, sulle cui strade combatterono i partigiani di Carlo Cassola, sanno cambiare pelle. Ricostruiscono spazi di socialità nelle propaggini impoverite di un Paese che si autodistrugge.

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La macchia della Magona

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La macchia della Magona. – Se mi rimandate laggiù, vado alla macchia e non mi trovate più. – Per carità, non lo fate o vi metterete nei pasticci. –  Quando Osvaldo tornò dalla Libia, aveva le febbri malariche. Era stato prigioniero degli Inglesi per due mesi, era quasi morto di fame. A casa aveva una moglie incinta, un figlio di due anni e una madre vedova. Il Ministro fascista, a cui suo padre Augusto aveva accudito il cane da caccia in quella stessa macchia, lo convinse a far domanda di congedo. Poche settimane più tardi, gli alleati sbarcavano in Sicilia.

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Studia Pierino

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Studia Pierino. O diventerai un pubblico ministero. Non so se l’avvocato anarchico Pietro Gori (1865-1911) abbia mai detto questa frase. Mio nonno, comunista nato a Piombino nel 1912, la ripeteva sempre. Credo che gliela insegnò suo padre, socialista trapiantato a Bibbona all’approssimarsi della Grande Guerra. Ricordo che Osvaldo me lo gridava a tavola, mentre con una mano stendeva la prima pagina dell’Unità e con l’altra ne alzava un lembo, leggendola attento fra occhiali spessi e una canottiera madida di sudore. – Te sei mancino? – mi chiedeva, – Allora vor di’ che sei di sinistra. Anarchici, socialisti, comunisti. Ma ora…

Studia Pierino. Pietro Gori

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Barattare piombo e mattoni

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Barattare piombo e mattoni. La storia vuole che alla fine del Quattrocento, per costruire la cupola della chiesa di Santa Maria della Pietà, gli abitanti di Bibbona si procurassero i mattoni scambiandoli con eguali unità di piombo. Da ciò, la convinzione popolare che i suoi abitanti siano tonti. E una pertinace rivalità con la città di Piombino. Quando ero un bimbo quella chiesa, spuntando sulla strada che portava al ponte, era il mio centro di gravità. Le sue campane gridavano, rompevano gli urli delle rane. Nel buio della città mi capita ancora di sognarle. Così mi spingono a tornarci.

Barattare piombo e mattoni

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Italia non era

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Italia non era. S’era perduta nelle stazioni ferroviarie, nelle sale d’aspetto degli aeroporti. Aveva gli occhi di una puttana triste. Beveva alcool sdraiata su un marciapiedi. Si vergognava rimettendosi una maglia sporca. I figli dei vecchi invasori la guardavano con il sarcasmo della pietà. Tutto un popolo si fermava, attendeva gli occhi di un uomo che gridava urla di rabbia. Aveva in mente una soluzione violenta, e ci costringeva tutti ad aspettare che i suoi conti con l’insoddisfazione finissero. Nel frattempo, saremmo morti esausti in una camera d’albergo. I folli invocavano un Mussolini: ci rovinarono portandolo dentro di sé.

L'Italia non era

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Bolla immobiliare

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Bolla immobiliare. Il Paese cresceva, gli immobiliaristi arricchivano. Finanziavano campagne elettorali, sceglievano sindaci. Gli eletti elargivano appalti, nominando i consigli di amministrazione delle fondazioni bancarie. Le banche finanziavano i furbetti del quartierino. Le amministrazioni comunali incassavano oneri di urbanizzazione e applausi dagli elettori innamorati delle grandi opere. Oggi il Paese non cresce perché ha puntato su settori tradizionali – come l’edilizia, – anziché sull’innovazione. I prezzi degli immobili crollano, le banche razionano il credito per non immobilizzarsi, le fondazioni bancarie non hanno più risorse per il territorio e i politici non hanno appalti da distribuire. Gl immobiliaristi, allora, diventano rivoluzionari grillusconiani.

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Dubbio ferroviario

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Dubbio ferroviario. Ieri Bretigny-sur-Orge, oggi Santiago de Compostela. Ho il timore che l’austerità europea abbia cominciato ad aggredire uno dei pilastri del sistema pubblico dell’Unione. Da un lato, i progetti infrastrutturali pianificati per il futuro – come il TAV Torino-Lione, – non raccolgono la fiducia dei cittadini che dovrebbero fruirne. Dall’altro, la sicurezza delle reti esistenti mostra tutti i suoi limiti. Il processo per l’incidente di Viareggio dovrebbe ricordarci che in Italia le ferrovie non versano in condizioni migliori. Gli Europei cominciano a chiedersi se fra le misure per rilanciare l’economia non debba esserci. Un piano per la sicurezza ferroviaria.

Dubbio ferroviario

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