Archive for February, 2013

Cosa è successo (all’Italia)?

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Regionale 2012. 2 dicembre, stazione di Verona. Vado a Milano. I vagoni di prima sono sigillati. Salgo su una porta aperta a metà. Ritardo, problemi alle porte. Il treno parte, una donna di colore urla dalla banchina. Ha lasciato le valigie sul treno. Lo dico a un ferroviere (il capotreno?): “Quando m’avviseranno [dalla stazione?] le cercherò”. Lavoro al computer. Dopo Brescia il treno si ferma, sono seduto ma lo sento distintamente: “Non fare il musulmano qua, vallo a fare a casa tua”. E’ lo stesso ferroviere, risale sul treno dopo aver discusso con un passeggero. Cosa è successo (all’Italia)?


Sull’orlo della disperazione

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Alla vigilia dell’autunno caldo, nella primavera del 1969, Eugenio Scalfari venne a Torino per documentarne il tumultuoso sviluppo. La FIAT avrebbe assunto in un anno quindicimila nuovi operai. A differenza di ciò che potremmo pensare oggi, la città non gioiva. Rischiava di scoppiare. Gianni Agnelli cercava di minimizzare, appigliandosi ad un anglismo: turn over. Diego Novelli, capogruppo del PCI in Consiglio Comunale, denunciava la penuria di case, lo sradicamento dei nuclei familiari e il degrado dei ghetti di Mirafiori, Vallette e Falchera. Sono parole che vanno rilette oggi: in una città fantasma, che di notte urla deserta. Sull’orlo della disperazione.


Come alla guerra di Spagna

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8 luglio 2008. Giovanni ed io lasciammo Torino all’alba. A Roma ci arrivammo che era tardi. Passammo davanti a Palazzo Grazioli col tricolore in mano. Piazza Navona era piena. Non urlavamo, ascoltavamo la voce di un Paese che si opponeva a un’ingustizia. Il tiranno si era cucito addosso una legge per non andare in galera. Tornammo di notte, su un treno fetente di piscio. Oggi siamo divisi: contro lo stesso nemico. Come alla guerra di Spagna. Alle elezioni io ho votato per Bersani, per mandare a casa Berlusconi. Giovanni per Grillo, perché del Partito Democratico ne ha le palle piene.


Nudo ed esplicito

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Abbiamo costruito una società in un cui morire è difficile. Significa vivere a lungo con uno schiavo che ci accudisce. Antonio Croveris, 85 anni, non ce l’ha fatta. Ha strappato i polsi della moglie inferma, dopo averla coperta perché restasse al caldo. Prima che la badante tornasse si è riservato lo stesso trattamento. Deve aver pensato che le sue vene fossero troppo coriacee: perciò ha staccato un tubo del gas e se l’è messo in bocca. E’ un dipinto della pietà, un atto di accusa. Nudo ed esplicito. La necessità di ripensare il perduto senso. La nostra convivenza.


#LaStrada

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Un mattino ti svegli e decidi di documentare un breve viaggio. Da Torino a Santo Stefano Belbo. Cesare Pavese lo faceva fumando. Chiedi a chi ti segue di suggerirti un hashtag. @AsinoMorto sceglie. #LaStrada. L’autobus tarda, la metro ingoia. Il treno manca e fai il barbone in libreria con Fernanda Pivano. Lungo la ferrovia la pianura si spacca, torna collina e mammella. Ci si attaccano contadini e immigrati, ucraine e polentoni. Ad Asti osservi la neve in un deserto. La quiete dei filari, un monumento ai caduti. @antonioprenna te lo racconta. La terra ci parla: ma noi, come la interpretiamo?

Ecco un regalo di @beppepiras / @PaveseCesare

->Un regalo di Beppe Piras<-


Colle armi e cogli scudi

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Beppe non capiva. Provò a spiegarmelo, ma io ancora non li vedevo. Mi voltai, li sentii camminare nel padiglione. Colle armi e gli scudi. Rimasi stordito, incredulo: poi li seguii all’aperto. C’era tumulto, un fumo disperso e soffocante. Salii in alto, sul ponte levatoio. Era folla e ressa, gli armigeri abbracciati in una bocca di cemento. Serrati e soli, gli inermi non erano più di cinquanta. Uno era rimasto a terra. Aveva esposto un manifesto di dissenso, lo avevano ripagato con un colpo alla testa. La rabbia del manganello. Chiesi a Dio di liberarci, ma lui non sapeva da che.


Io voglio che ci entri

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Quando cominciai ad annotare le mie impressioni urbane su un weblog, a Torino infuriava lo scontro fra la FIAT e la FIOM. In quel frangente, ebbi modo di osservare la coerenza della posizione assunta da Giorgio Airaudo: un rapporto diretto ed esplicito con i lavoratori; la schiena diritta nei confronti della controparte aziendale; un approccio non demagogico alle manifestazioni di piazza; l’impianto argomentativo dei suoi interventi sulla carta stampata. Oggi Sinistra Ecologia e Libertà lo candida al Parlamento. Io voglio che ci entri. Perché al cinismo dell’austerità e al liberismo compassionevole opponga le monete in cui credo. Giustizia, e libertà.