Archive for December, 2012

Forza Italia?

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Mario Monti ha mostrato di avere senso delle istituzioni. La sua rinuncia a partecipare direttamente alle elezioni politiche del 2013 tutela la Costituzione e lascia aperto il gioco democratico. Non sfugge, tuttavia, che attraverso la sua identificazione in uomo della Provvidenza la destra italiana stia cercando una metamorfosi liberatrice. Se il vecchio Berlusconi che si adira in televisione ne è l’incarnazione negativa e deteriore, la scombinata armata brancaleone che lo avrebbe voluto in campo ne dimostra l’immaturità: i futuristi di Fini, i cattolici di Casini, i liberisti di Montezemolo. E, dulcis in fundo, i berlusconiani pentiti di Pisanu. Forza Italia?


Totem e tabù

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Le primarie del Partito Democratico a Torino si sono aperte sotto un pessimo auspicio. Sandro Plano, Presidente della Comunità Montana Val di Susa e Val Sangone, è stato escluso dalla lista dei candidati perché otto firme delle quattrocento necessarie appartenevano a persone iscritte al partito da un solo anno. Al di là dei vincoli formali, discutibili ma oggettivi, a colpire è l’accanimento con il quale il PD esclude a priori la possibilità di dissenso interno sul TAV Torino-Lione. Totem e tabù. L’impressione è che il PD continui a fare di tutto per perdere la Val di Susa. E il Paese.

Torino Porta Susa

->Torino, Porta Susa<-


Democrazia è cittadinanza

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Antonio Ingroia non è un economista, e non sa sedere nei salotti televisivi. E’ proprio per questo che il movimento che si accinge a guidare potrebbe avere un ruolo importante nel sistema politico italiano. La politica non può restare in subappalto ai tecnici e non si esaurisce alla contabilità del debito. E neppure è pensabile che il metro di giudizio del legislatore si rinchiuda nel piccolo schermo. Se quest’uomo e coloro che sono disposti a seguirlo riusciranno a costruire una rappresentanza parlamentare a sinistra del Partito Democratico, la legalità potrà restare nell’agenda politica del Paese. Democrazia è cittadinanza.


Tutto si tiene

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A Melfi Mario Monti ha compiuto il suo primo vero gesto da candidato premier della Destra. Tutto si tiene. La FIAT di Sergio Marchionne riscrive le relazioni industriali nel Paese ed esce da Confindustria, spingendola su posizioni più illiberali. Il campione bocconiano del liberismo raccoglie il testimone del governo e dell’economia dai liberisti pentiti Berlusconi e Tremonti; poi impone l’austerità tedesca assurgendo a uomo della provvidenza, e non esce di scena. Sospinto dalla Chiesa e da Confindustria stessa raccoglie il campo dei moderati sotto la sua ala e impone alla Sinistra la grosse koalition. Ancora una volta, l’Italia non cambierà.


Mediterraneo interiore

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Mediterraneo interiore. Ad alcuni potrà apparire ingenua, questa riflessione di Franco Arminio. Eppure, l’idea che nell’Appennino l’Italia nasconda il futuro conserva un fascino profondo e discreto. Un giorno forse dovremo abbandonare le coste. Se accadrà non sarà un nuovo Medio Evo, ma un ritorno al possibile. Del resto, poche centinaia di anni fa le strade costiere erano impraticabili per la malaria e le incursioni dei saraceni. I traffici correvano lungo il centro della penisola, e i luoghi che oggi consideriamo minori rappresentavano il cuore vitale dell’economia italiana. Sarà questa l’ultima risorsa? L’estrema occasione di un popolo che non guarda avanti.


Il presepe è la città

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Il presepe è la città. Figure crescono umide nella nebbia, lastre di pietra ghiacciate dall’attesa di un autobus. Si perdono nell’immenso cantiere che la divide. Una piazza immobile di uomini invisibili. Un angolo polveroso sotto la chiesa. Le luci al neon del centro commerciale. Qui si scommette, là si mangiano hot dog. Gli scheletri risalgono dal fiume, corrono fra ombre bagnate. Accarezzano fari rotti, dentro un vuoto sgraziato. Le facce sprofondano in una coltre di polvere nera. La bicicletta non riesce a risalire oltre le antiche ferriere. La disperazione si perde nel sonno. Langue di rimorso, è colma di paura.


Il consumo è la loro arte

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Il pomeriggio è un gelido bollore. Un marocchino li guarda con occhi pesti: i popolani si trattengono in una strada chiusa, condensano prosciutti sotto le ascelle. L’Italia si è perduta lì, fra vecchi seduti a filosofare. Pascolano nipoti e badanti allargandosi la pancia sugli agi del passato. Hanno figli smunti, che gridano vergogna mentre derubano lo Stato. Restano chiusi nel quartiere, ce li consegna la televisione. Il consumo è la loro arte. Aizzano le folle negli uffici postali; costringono le mogli nel cucinino, mentre guardano la partita. Hanno dimenticato la fame. E a morire di tempo ce ne metteranno troppo.