Archive for November, 2012

Non cambia la Storia*

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Non cambia la Storia. Ma la Palestina centonovantaquattresimo stato ONU è motivo di speranza. La speranza che nei meandri intricati della diplomazia occidentale ciò che è ovvio per «noi» sia un diritto anche «loro». Libertà, autodeterminazione. In qualsiasi zona del mondo puntare il dito sulla mappa e poter dire: «qui è casa mia». Centotrentotto voti a favore e un lungo applauso, e nove contrari. Roma dice sì, purché non finisca davanti a un tribunale. Allungherebbe le trattative. Non è la Storia, è una carta. Uno stato a due dimensioni. Perché non sia d’intralcio alla pace.

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* di Giulia Sciannella, (@muuffa)


I cinesi mangiano nascosti

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I cinesi mangiano nascosti. Si rintanano dietro tende spesse, si sono riaperti un covo nel buio delle fabbriche. Consumano ostriche e lumache, muovono le bacchette e gridano trattenuti. Un bimbo mi guarda, reggendosi le pezze del culo. Sua madre sorride, ma non è felice. Io fingo di ignorare una macchia sul tavolo. Cinge di unto il nostro distacco. Li giudico, ma non capisco. Loro ricostruiscono un’identità in esilio. Per tradirli è sufficiente una luce al neon. I nigeriani non si avvicinano. Riconoscono loro l’onore delle armi. Stanno ricostruendo sull’immondizia che non abbiamo saputo rimuovere. La notte cigola, mentre ne scappo.


Andreottianamente

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Andreottianamente. In un anno Mario Monti si è via via trasformato. Da riserva della Repubblica pronta a muovere da destra gli stessi passi di Carlo Azeglio Ciampi da sinistra, a cavallo di troia del blocco moderato in Parlamento. Luca Cordero di Montezemolo lo candida, il Presidente della Repubblica ricorda che un senatore a vita non può partecipare alle elezioni, e lui non risponde. Il centrosinistra fa le primarie, e lui dice in televisione di essere pronto. Gli italiani tirano la cinghia fino alle cuoia, lui attacca la scuola e annuncia la privatizzazione della sanità. Finirà con Massimo D’Alema al Quirinale?

->Enzo Biagi intervista Giulio Andreotti (1980)<-


Dietro la porta c’è la strada

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Ieri sera, durante un incontro su #LunaFalò organizzato in contemporanea a Milano e su Second Life da @LibriamoTutti, qualcuno dal pubblico ha chiesto a me e a Pierluigi Vaccaneo se i progetti di lettura e riscrittura sul web non finiscano per accrescere il digital divide anche in campo letterario. Francamente, non credo. Portare la letteratura sui social network significa aumentarne le porte di accesso. Nell’autunno del 2009 visitai Google, a Mountain View. Mi colpì proprio una porta: stava piantata nel vuoto su un muro, a cinque metri di altezza. La creatività bisogna liberarla. Dietro la porta c’è la strada.

->Mountain View, California – Google Headquarters<-


Tre milioni di deleghe

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Ha vinto la democrazia rappresentativa. Contro le deleghe in bianco al caudillo, o al “popolo della Rete”. I veri sconfitti delle primarie del Centrosinistra sono Beppe Grillo e Silvio Berlusconi. Ciò non significa che la democrazia rappresentativa basti. Chiunque vinca al ballottaggio, fra Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi, avrà a che fare con un partito atavicamente incapace di scegliere una linea politica coerente; ma disporrà di un capitale importante. Tre milioni di deleghe. E dovrà ricordarsi che neppure quelle deleghe lì sono in bianco: chiedono di riformare le istituzioni, di aprirle. Di integrare la rappresentanza, con forme di democrazia diretta.


Sotto sta l’Italia

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Il capotreno mi guarda senza occhi. Sospira mentre gli chiedo dei lavori che rallentano la linea. Ormai è un campo di battaglia, dice. Davanti a me un uomo invecchiato si stringe in una giacca sdrucita. Una dura lanuggine gli circonda la testa. Gli occhiali lo incorniciano sotto le cuffie di un mangianastri. Una voce esce stridula e veloce dallo spinotto. Il motore fatica in salita, sbuffa ricolmo di sabbia. Attorno non restano che i campi, e nude file di pioppi. Una donna malconcia si irrigidisce sullo schienale. Tre monelli si chiudono a cerchio in mezzo alla carrozza. Sotto sta l’Italia.


E’ un gallo che urla

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La poesia echeggia interstiziale in un’alba di provincia. Bestemmia col correttore automatico. Corre sotto le frequenze di uno stereo che rimbalza dentro la finestra. E’ un gallo che urla. Smuove libri accatastati sotto un divano. Già, ma che fine avrà fatto quella copia di Stalker che Antonio Prenna regalò a Tonino Guerra? Alfabeto privato a partire da H. E’ la prima volta che vedo qualcuno usare Twitter e Storify così. Un rimbalzo intermittente del flusso di coscienza. Ricostruzione intima di ciò che si rende pubblico. Ha coerenza, dispersa e viva. Non so se è un genere, una forma certamente sì.