Archive for July, 2012

Per salvare l’euro

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La pistola è carica. Nelle prossime settimane Angela Merkel può uccidere l’Europa. A decidere della sua colpevolezza sarà il tribunale della Storia: non le verranno comminate pene; resterà la vittoria morale di uomini come Paul Krugman, che da tempo la accusano di egoismo e accidia. Per noi verrà presto un momento decisivo, in cui la Banca Centrale Europea dovrà decidere se è disposta a stampare denaro in misura illimitata. Per salvare l’euro. La classe dirigente europea sino ad ora ha mostrato la sua inadeguatezza. Resta la speranza che la catastrofe la mostri grande. Ma i burocrati non sono grandi improvvisatori.


Le casa del popolo

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In provincia è rimasto un ponte. Abbattuto dai tedeschi, e ricostruito. Si appoggia su una balconata di sedie allungate sopra il fiume. La casa del popolo. Un tricolore strappato dal vento. Una stella rossa immersa nel passato. Il paese vuoto, il vento che lo spazza. Le parole di un sindaco affisse in piazza. I soldi sono finiti. L’Italia dovremmo ritrovarla qui, sui muri scalcinati delle valli interne, dietro il litorale. Nei luoghi in cui il turismo passa, ma non si ferma. Nelle fatiche degli uomini che un tempo conciavano le pelli. E ora sopravvivono, fra le montagne e i boschi.

#Calci - Casa del Popolo

->Calci – Casa del Popolo<-


Ci risiamo

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Ci risiamo. Ad un anno di distanza, nulla cambia nell’Italia del Gattopardo. Il Governo torna a perorare la causa dell’abolizione delle province. Lo fa a gambe zoppe, individuando un criterio a cui si preparano mille eccezioni. Le regioni a statuto speciale possono anche essere in bancarotta, ma rimarrà loro l’ultima parola sull’abolizione delle proprie province: così la Sicilia resterà l’unica regione italiana a mantenerle tutte. Mentre chi perderà la propria sedia ha già cominciato a protestare, fra tutti gli altri è cominciato un vile mercanteggio di competenze e potere. Ma non era meglio abolirle tutte? I notabili sopravviveranno imbelli.


Meritano bellezza

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Me li ricordo. Scendevano dalla pineta all’alba, strusciavano calli bianchi sulla spiaggia e piegavano la schiena tutto il giorno. La loro pelle conservava l’odore di terre lontane: era cuoio e legno. Risalivano sulla corriera a sera tarda, senza dire una parola. Anno su anno accatastavano merci su auto arrugginite, occupavano mattoni cadenti e panche sudice. Nei loro volti riscoprivo i segni della fatica, l’identità umile di cui narravano i vecchi. Oggi il paese è cambiato, il borgo antico si è ripopolato di occhi scuri. I figli del Maghreb e del Corno d’Africa lo riportano in vita. Meritano bellezza. Noi no.

->Emanuele Crialese – Terraferma (2011)<-


Poche balle

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Cosa spinge un uomo ad andare al lavoro in bicicletta? In alcuni casi il puro piacere di farlo. In altri una ragione economica. In altri ancora un senso di impegno civile. Io non so perché Gianmatteo Gerlando lo facesse. Quello che so è che stasera piangeremo un morto. Poco balle. Non è sufficiente potenziare il bike sharing e aderire formalmente a #salvaiciclisti. Ciò che mi aspetto da Torino è che pedonalizzi la ZTL, costruisca strade ciclabili dal centro alla periferia, realizzi le zone 30 in tutti i quartieri e imponga ovunque il limite di 50 km/h. Il resto è retorica.


L’orgia è finita

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L’orgia è finita. Venti anni dopo l’estate in cui la lira fu costretta ad uscire dallo SME, gli Italiani sono pronti a risvegliarsi in un incubo. Accumulano sacchi di sabbia sulle finestre, ma sanno che la piena arriverà. Se hanno ancora un lavoro, si chiedono per quanto durerà. Le vacanze le fanno con circospezione, tengono l’automobile in garage e invidiano il vicino. La televisione si è rotta: le cosce delle veline corrono ancora, ma non ingannano più nessuno. In tutto il tempo che abbiamo buttato via, le cose avrebbero potuto cambiare. Non ne avevamo voglia. Abbiamo preferito parlare di pallone.


Tornarne all’altezza

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Sul crinale dell’alba l’alito delle montagne si stende nei parchi deserti. E’ quiete annoiata. Risveglio delicato di impiegati e operai. Le case non sono perfette; si guardano distratte, pallidamente uniformi. Eppure hanno un senso. Le strade diritte, le piante frapposte. Gli invecchiati giochi dei bimbi sulla piazza. Le scuole, i bassi caseggiati degli edifici pubblici. Ti fermi, ci pensi. E allora ti ricredi. Rifletti sulla bontà anonima dei secondi anni Settanta. Mentre i brigatisti mettevano a ferro e fuoco la città, qualcuno in silenzio la sapeva amministrare. Dobbiamo riscoprire quell’esperienza. Capirne gli errori, ma tornarne all’altezza.