Archive for November, 2011

Cosa direbbe Nervi?

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Intervenire sul Palazzo del Lavoro, a cinquant’anni di distanza, di per sé è interessante. Perché Torino non può permettere che una fortezza caschi a pezzi. La ristrutturazione del Palazzo a Vela di Italia ‘61 è un buon esempio. Ai cittadini andrebbe però fatto un discorso trasparente. Piazza Bengasi non sarà più una piazza, perché la riempiremo di case. A proposito, li indennizziamo quelli che ci abitano? La metro arrriverà in piazza Bengasi, ma ci impegnamo a collegarla al parcheggio di interscambio di Palazzo del Lavoro, che diventerà un centro commerciale con molti alberi e qualche spazio espositivo. Cosa direbbe Nervi?


Ben venga il velo

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La questione è rilevante. Si può stare a volto coperto in tribunale? Un’interprete di religione islamica che indossava un velo durante un’udienza è stata allontanata da un’aula del Palazzo di Giustizia di Torino. Si tratta di una grande occasione per verificare cosa dice davvero la legge. E’ bene che il Consiglio Superiore della Magistratura si pronunci: avremo un quadro più completo. Il punto sta anche nel definire cosa si intende per capo coperto. Suppongo che in un simile contesto ciò che conti sia rendersi riconoscibili. Su questo penso che non si possa transigere. Poi va bene. Ben venga il velo.


L’invisibile venditore di rose

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E’ un orecchio tappato che si aggira nel buio. Soltanto lui conosce lo spirito autentico della città. L’invisibile venditore di rose. Cigola in bicicletta sull’asfalto rotto dal diluvio. Non si offende per la volgarità diffusa dei fari. Sorride imbelle agli insulti ignoranti dei figli di mamma. Risale il declivio del fiume ondeggiando instabile fra ciminiere e croissant. Vorrei conoscere una sua alba. Sedermi su un muro freddo e bere una birra al suo fianco. E con un immenso rutto seppellire un carro attrezzi in divieto di sosta. Siamo i figli corrotti del cartone. Aspettiamo un marocchino che ci insulti.


Siamo sempre gli stessi

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Vieni Benito, vieni. Che fa, si dimette? Sì, ma è in ritardo. Lo so, Bettino: anche tu ed io lo eravamo. Pensavi forse che durasse più di me? Non saprei Benito. Tu che dici, gli Italiani sono cambiati? Ma no, siamo sempre gli stessi: noi e loro. Be’, forse il prossimo durerà meno. Certo, ora hanno Internet; magari quindici anni basteranno. Non so se ci staremo in tre, qua dentro. Me ne frego, ora mi guardo lo spettacolo. Povero Silvio, aveva cominciato in televisione e gli tocca uscire di scena così: di sabato, in prima serata. E senza la pubblicità.

->Pier Paolo Pasolini – Cos’è il Fascismo (197..)


Anziane vergini contromano

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Sbucano nella nebbia. Alzano lo sguardo troppo tardi. Non hanno contezza di dove sono. Vanno piano, sono meteoriti immobili. Fumano dal tubo di scappamento. Consumano il cambio fra prima e seconda. Vanno dal medico. Si fermano nei mercati. Parlano al telefono. Strepitano contro tutto. Cercano parcheggio dentro la Chiesa. Anziane vergini contromano. Sono le mine antiuomo del traffico urbano. Non si azzardano ad avvicinare il centro. Girano incoscienti nello stesso sobborgo. Sognano di investire cani e fuggire. Lontane, oltre la volgarità di un macello. Le vedremo un giorno in televisione. Morte in un inseguimento da fiction poliziesca. A ruote sgonfie.


Parole vane

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L’alba aveva il sapore di una carezza violenta. Era cemento scavato da braccia spesse. Coltre di vento che spazzava il cielo. Il velo di una bimba araba si affrettava sul selciato. Il sacro palazzo sbuffava di sale in un cielo terso. Io mi chiudevo sospettoso sotto gocce di vernice. Perdevo gola e sangue fra riarsi dubbi. Poi lasciavo che fosse la stanchezza a consolare le mie membra sfrante. Parole vane. Ascoltate a lungo. Una porta chiusa nella profondità dell’animo altrui. Non rimaneva che uno sguardo innocente. Inseguiva incrollabile la mia voce. Nutriva la speranza. Poi naufragavo a notte, fra onde fuggiasche.


Forza (virgola) Italia

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A un passo dal baratro, il Presidente della Repubblica – e con lui i suoi collaboratori – hanno scritto un testo perfetto. Io credo che quel documento, accompagnato dalla nomina di Mario Monti a senatore a vita, sia un capolavoro di eloquenza politica. Con i tassi sui BTP al 7%, ci sono buone ragioni per credere che se la Banca Centrale Europea non accetta una rivoluzione copernicana – stampare moneta anziché strapparla – l’Euro è morto. Intanto, inflazionati fuori dall’Euro o deflazionati dentro, noi restiamo aggrappati alle parole di Giorgio Napolitano. L’incubo non è finito, comincia ora. Forza (virgola) Italia.