E mi fermo esausto

Ignoro che ora sia. Un riflesso indaco ha turbato l’uniformità grigia dell’orizzonte. Non ricordo da quante ore vago sull’asfalto. E’ punteggiato di emerse pietre. Il centro della città è la periferia fumosa della mia coscienza. Il solo contatto rimasto con l’incompresa animazione dell’intorno. Un freddo sottile ha attraversato la carne, turbando un pensiero insostenibile. Il peso del corpo sulle gambe. Mi immergo muto nel fosco calore della sala colma di persone. E’ un deserto di estranei manichini animati e falsamente sorridenti. Parlo con pareti vellutate, mi abbandono al cigolante monologo del debole tappeto di legno sottostante. E mi fermo esausto.