Il Paese è bloccato

L’ennesimo amico ha lasciato l’Italia. Era stanco di essere portato all’acqua: non lo lasciavano bere. Anche lui, che pareva così debole, s’è tagliato i ponti alle spalle. Il Paese è bloccato. Continua a schiaffeggiare i suoi figli migliori. Li perde uno ad uno. Essi stessi non sanno quali rischi corrono. Potrebbero vivere come gli argentini o i messicani. Eppure si muovono, decidono di reagire. Perché la fuga è l’unica alternativa alla lotta. E qui di lottare non ha più voglia nessuno. A chi resta il difficile compito? Non abbandonare la speranza. Continuare a credere.  Un giorno, forse, la primavera tornerà.

 


  1. Hassan,
    amara riflessione.
    Nella mia ricerca sui B-media (voci autonome ma attive della rete) mi sono reso conto che c’è tanta bella gente (non sempre ci sono anche molti inani incazzati ‘virtuali’ ) che sta costruendo attivamente un’altra realtà.
    I B-media sono, ahimè, poco cliccati poiché la rete reitera le cattive abitudini dell’uso passivo dei media.
    Bisogna far cambiare rotta a questa rete.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

    • Ciao @Salvatore, non so se temere che il processo sia irreversibile. In ogni caso, coltivando le nicchie si accumulano risorse per le innovazioni future. Ma in tutto questo, tu ti impegni meglio di me.

  2. rouge says:

    La primavera torna sempre. Almeno spero.

  3. Fabrizio says:

    Da tempo ho fatto mia una frase presa a prestito da “Elogio alla fuga” di Henri Laborit: “In tempi come questi, la fuga e’ l’unico mezzo per sentirsi vivi e continuare a sognare.” – E’ anche ciò che per certi versi ho fatto io lo scorso Aprile e mi chiedo se sia giusto chiedere a quei ragazzi di aspettare. A volte, a forza di aspettare, si diviene vecchi e, ciò che più conta, senza ricordi.

    • Già, alla fine credo che viaggiare aiuti davvero. Qualche giorno fa, per esempio, ho conosciuto un giovane che dopo un’esperienza molto dura all’estero è tornato in Italia e ora sta rivoltando come un calzino la piccola attività commerciale gestita dalla sua famiglia. Forse la strada giusta è proprio questa: insomma, le incazzature vere – quelle che fanno imparare molto sotto il peso duro dell’esilio – forse sono più utili delle incazzature virtuali sul proprio divano:)

Leave a Reply