Archive for May, 2011

Metto piede sull’asfalto

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Il semaforo è rosso, la via pare deserta. Metto piede sull’asfalto. Non faccio a tempo a poggiarlo. Un sordo rumore s’accende e comincia il buio. Immobili i lampioni, asciutte le finestre. Strillano i bambini e le foglie s’infuocano. La luce è lontana, un intero quartiere s’è spento. Cerco le chiavi a stento e non apro la porta. Mi siedo e aspetto. Sogno che si sia fermato il tempo, vorrei riavvolgerlo a ritroso. Scivolare indietro nelle vaghe pieghe che ho perduto. Mai finisce uno stupido pensiero. Quante crepe sono nate nel frattempo, quanta acqua è scivolata sull’amianto. E mi addormento, nell’ombra.


La maledizione di Madalon

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Scontiamo pure il fatto che due intervistati su tre fossero perfettamente consapevoli di non aver letto l’inesistente romanzo “L’implosione”, e volessero semplicemente togliersi di torno un rompiscatole degno delle Satire di Orazio. Eppure, la beffa messa in scena al Salone del Libro dagli studenti del Politecnico di Torino dimostra che qualcosa davvero non va. Serviva questo per dirci che Socrate è davvero morto. La maledizione di Madalon. Ancora più interessante è l’intervista ad Andrea Bajani, che denuncia con serietà cosa si nasconda dietro alle belle recensioni che spesso rifiutiamo di leggere. Sono tempi barbari, ma forse è sempre stato così.


Valuteremo sempre i fatti

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Piero Fassino comincia con il piede giusto. La decisione di dimettersi dalla Camera dei Deputati fa onore alla sua responsabilità istituzionale. Trapela un filo di irritazione, dalle righe della sua lettera alla Stampa. Ma questa mi sembra soltanto una venatura caratteriale. Il sindaco di Torino dovrebbe compiacersi di essere stimolato dai media della Città. Sarà veramente così? Lo speriamo. L’augurio sincero, ora, è che il suo lavoro cominci presto. Ha promesso una Giunta Comunale giovane e composta al cinquanta per cento da donne. Per noi, che non lo abbiamo votato, questo sarebbe davvero un segnale importante. Valuteremo sempre i fatti.

->my stification – Il cielo è sempre più blu


Perde, ma gode

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Le birre sono calde, gli occhi spenti. Rievochiamo i fasti di un’era passata. I muscoli si allentano, consumati dall’acqua. Ermanno si chiede dove stia il segreto. Gustavo preferisce riderci sopra. Gli occhi cadono su Giovanni. La sua sfrenata passione per il gioco. Forse il suo equilibrio sta tutto lì, nell’avere chiaro da sempre che cosa voglia. Mentre noi ci affanniamo ad inseguire strade perse, lui continua tranquillo nella sua debole, pervicace ossesione. Perde, ma gode. Si sostiene di adrenalina sanguinolenta. Lavora, guadagna. E prima di consumare gioca. Fa a pugni con la vita, prima che sia la noia a ucciderlo.


O Torino, o Roma

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Piero Fassino ha fatto bene a festeggiare in Parlamento la sua vittoria, ma al di là dei toni – che non condivido – nel merito la Lega Nord ha ragione. O Torino, o Roma. Ora che è stato eletto sindaco, l’onorevole Fassino deve dimettersi da deputato. La sua candidatura fu imposta al Partito Democratico torinese dal vertice romano, e Fassino ora ha il dovere di dare un segno concreto del suo impegno per la città. Serve un ambasciatore di Torino a Montecitorio? Non può essere il nostro sindaco. Torino ha bisogno di attenzione. Noi aspettiamo la sua decisione con serenità.


Miracoli del rendering?

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Miracoli del rendering? Un articolo su Quotidiano Piemontese ci consente di sapere di più sulla riconversione dell’area Alenia in Corso Marche. Si tratta di ventidue ettari di terreno. Un viale centrale e due piazze. Nella prima piazza, una torre di centocinquanta metri. Nella seconda piazza, la sede del campus aerospaziale del Politecnico di Torino. Quattro ettari e mezzo di parco urbano, fonti energetiche rinnovabili, parcheggi sotterranei e parcheggi a cielo aperto. Duecentoquarantamila metri quadri. Fine lavori, dicembre 2015. La presentazione dello Studio Amati è interessante. Quali sono gli argomenti contro? E’ vero, c’è la torre. Ma sembra un bel progetto.


Cornici spezzate

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L’Accademia domina nascosta un quartiere apparentemente deserto. Stoffe sdrucite. Cornici spezzate. Inciampo su pietre ricolme di studenti. Litigo con un apparecchio spento. L’erba cresce in un cortile barocco. Torino mi avvolge della sua stupita tranquillità. Mi rinchiudo in un quadrato di sabbia rossa. Trascrivo parole mai dette. Piango l’assenza di un racconto sonoro. Eppur mi basta a ricostruire l’atmosfera di settanta anni fa. Cadevano le bombe, lambivano le opere d’arte e deflagravano oltre il fiume. La città è ancora in fiamme. Brucia sulle spalle di un calciatore. Si riempie di cafoni colorati che galleggiano nelle piazze, su canotti di ferro.